Arte & Liturgia


 
IL SALVATORE
 
El Greco (1610-1614)
 
E’ una delle ultime opere di El Greco. Gli occhi del pittore sembrano guardare nel buio per sorprendersi poi davanti a una figura di luce. Egli appartiene alla serie dei pittori frequentatori della notte. Come? Chiudendo gli occhi. Lentamente la luce del mondo, la luce materiale, la luce che abbaglia e scuote i nervi, si attenua. Le cose, le persone, il cielo e i prati perdono i contorni. El Greco opta per la discesa nella notte e i suoi personaggi risalgono dalle tenebre come una risurrezione; hanno già attraversato la morte. Ed eccolo il redentore venirci incontro, come un roveto che arde e non si consuma. Ti guarda e ti dice: “Io sono la vita. Guarda i miei occhi; ho ancora davanti lo splendido lago di Galilea, le mani di mia madre, le parabole raccontate nelle piazze, i visi curiosi, appassionati o diffidenti degli uomini. Mi sentivo morire dentro. Morivo in croce, ma morivo anche per il dolore di lasciare tutto e per la cattiveria con cui mi davano la morte. Ma ardevo già di questo fuoco. Vi sono entrato senza rancore, senza propositi di vendetta verso nessuno, senza sospetti nei confronti della volontà del Padre. E ho ritrovato tutto: l’aurora del lago, mia madre..Dirigiti anche tu verso questo fuoco, seguimi, fidati, vivi intensamente l’istante che ti è dato. Amalo anche se non ha consistenza, vivilo con umiltà e dolcezza. Non trattenerlo ma chiudi gli occhi come ha fatto il pittore. Al momento la notte ti sembrerà solo notte, ma ben presto vedrai che tutto è rimasto bello, che tutto è nel mio fuoco”.
Il dialogo è immaginario, come tratto dall’amore che El Greco nutriva per i classici, per la splendida arte del Rinascimento e questo suo pennello che sembra consumare ogni cosa per restituircela ardente di un fuoco che non consuma.