Arte & Liturgia


 
ECCE HOMO
Philippe de Champaigne
 
Solitudine e sovrana maestà, regalità dell’uomo dei dolori. Le gocce di sangue sulle spalle, sulle braccia, sulle gambe, sui piedi attestano l’avvenuta flagellazione. E le spine crudeli che lo incoronano, la clamide e lo scettro della derisione, affermano che è lui il Re dei Giudei. Dove sono andati a finire i suoi torturatori, la folla, il procuratore Pilato, che presentandolo alla folla aveva detto: “Ecco l’uomo”.
Ecco l’uomo: in un tempo che trascende ogni altro, in un luogo che riassume ogni luogo.
Ecco l’uomo eterno: Gesù Cristo. Eccolo nella sua bellezza, nello splendore della sua dolorosa e gloriosa incarnazione. Questo corpo atletico ha la magnificenza del Dio fatto uomo. La tunica scarlatta che lo riveste e che  partecipa dello scarlatto sanguinante del suo tormento, è veramente l’abito imperiale, fermato sulla spalla destra da una spilla dorata. Ma il suo Regno non è di questo mondo. Qui lo si è addossato alla colonna alla quale è stato flagellato, poi verrà condotto al Calvario e crocifisso. Egli medita su tutto questo, dolorosamente, serenamente, sovranamente libero. Egli sa tutto questo, meglio di ognuno di noi, meglio della folla, meglio dei soldati, meglio di Pilato. Su ciascuno di noi il suo amore sosta, a ciascuno di noi egli offre il perdono. Questo dipinto del Re del silenzio, del dolore e della gloria era collocato nella sala capitolare dell’abbazia di Port-Royal des Champs dove le religiose potevano anch’esse meditare sull’autentica regalità. Non quella di Luigi XIV, ma del loro e nostro Salvatore.