Arte & Liturgia


 
ASCENSIONE
 
Giotto (1266-1337)
 
Giotto, artista toscano del Rinascimento, mentre si trovava a Padova dal 1303 al 1306, dipinse i 53 affreschi Cappella degli Scrovegni, nella Chiesa dell’Arena, che sono considerati come il suo capolavoro.
In questo pannello Giotto riproduce fedelmente il testo degli Atti degli Apostoli. La preoccupazione della precisione caratterizza la sua pittura; i discepoli sono undici perché Giuda non è ancora stato sostituito con Mattia. Cristo lascia il mondo terreno e una nube lo sottrae alla vista dei discepoli; truppe di angeli e di patriarchi lo accompagnano nella sua ascensione, con le braccia tese verso il cielo. Tutti partecipano con Cristo alla visione beatifica del Padre e le loro figure si fondono come se fossero due onde, come per esprimere l’invisibilità delle loro anime e la loro comunione. La figura di Gesù è centrale e domina tutto l’insieme con la sua statura. La mandorla che lo circonda ci ricorda la sua natura divina. Il suo corpo scompare agli occhi umani, nascosto da una nube dai contorni indefiniti che fuoriesce con forza dal blu vibrante dello sfondo. Le braccia alzate verso il cielo come in atteggiamento di preghiera danno al Cristo uno slancio dinamico, con le mani già al limite dell’affresco e non più completamente visibili. I personaggi collocati in basso sono dipinti con precisione. La Vergine è inginocchiata in preghiera, leggermente distaccata dal gruppo degli altri ; benché ella non sia menzionata nel racconto di Luca, è al centro della Chiesa e la rappresenta nell’atteggiamento di accoglienza dello Spirito Santo. Dietro, un giovane imberbe che deve essere Giovanni. Al centro due angeli appaiono al gruppo dei discepoli e indicando con il dito alzato il Cristo elevato in gloria li esorta ad attendere il ritorno di Colui che ora hanno “visto salire al cielo”.