Frammenti di vita in Africa


 
CARISSIMA ATA (nonna) ANNA MARIE,
 
    sei proprio un tipo originale!
Ricordo quando noi suore siamo venute la prima volta a renderti visita: sedevi in un angolo della capanna e nell’angolo opposto sedeva tuo marito; ognuno di voi due aveva il suo fuoco acceso, la sua mezza zucca colma di acqua, il suo pezzo di stuoia.
Confesso che questa scena familiare ci ha colpite: in pochi metri quadrati vivevate vicini e separatissimi. Entrambi foste molto gentili con noi, ma quando una domanda poteva interessare tutti e due, scattava una molla che vi faceva imprecare a vicenda uno verso l’altro. Abbiamo anche più volte potuto seguire in diretta gli scambi non solo di parole, ma di … sassi, pezzi di legno, lance, zappe e meno male che entrambi non avevate una buona mira!
Quando tuo marito è morto il vederti piangere disperata suonava un po’ strano, ma quando ci hai spiegato che in realtà era l’unica persona che ti aveva saputo sopportare per tutta la vita, ci siamo rese conto che alla fin fine, con semplicità, riconoscevi il limite del tuo carattere e celebravi la pazienza dell’uomo che per tanti anni aveva vissuto con te.
Ora l’altro angolo della capanna lo occupa una piccola bimba “figlia di una tua figlia”, come dici tu. Ormai sei proprio vecchia e Jolande ti rende tanti piccoli servizi: va a cercare la legna per il fuoco, va ad attingere l’acqua e va per i campi a “spigolare”. Tu comunque, a modo tuo, giochi il tuo ruolo di educatrice: ci hai promesso, anzi giurato, che ogni giorno la invierai a scuola e per di più pulita!
L’altra sera quando sei venuta al dispensario pensavo fosse per spiegarmi quanto ti fanno male la schiena, la testa, le gambe, le ginocchia…e, invece,  sei venuta con una richiesta originale: volevi una lametta da barba. Da alcuni giorni ti eri resa conto che la testa di Jolande era “troppo abitata” e, nonostante avessi cercato di lavarla con il sapone, vedevi che bisognava passare a soluzioni più drastiche: anche se con pena, dovevi rasare quella testolina e rinunciare a intrecciare i suoi capelli. Al dispensario ormai ho l’abitudine di avere anche delle lamette e così ti ho potuto accontentare.
Mi ha fatto bene vederti partire abbarbicata ad un grosso bastone per non cadere, ma fiera di poter mantenere fede a quanto promesso solennemente sulla testa dei tuoi avi.
Andavi verso casa continuando a parlare e a descrivere quanto avresti fatto il mattino dopo appena il sole fosse spuntato: sì, avresti fatto un buon lavoro, “quasi come tuo marito, anzi, lui stesso sarebbe stato contento di vedere quanto eri capace di fare”. 
Grazie!

                                                                      Sr M. Petra