Arte & Liturgia


 
TEMPO DI NEVE NEL VIALE
 
 
Edvard Munch (1863 – 1944)
 
Due donne senza volto che avanzano. Attorno a loro la natura è gelata, inquietante: masse scure di alberi, fiocchi radi, cielo e suolo sordamente risucchiati da una luce invernale. E soprattutto biancore irreale della strada coperta di neve che brilla di un chiarore grigio. Le due donne, spettri anonimi, continuano il loro cammino e si preparano a lasciare il quadro.
Dove porta quella strada livida che sale in lontananza tra le file nere di alberi che attraggono il nostro sguardo? Chi c’è in fondo? Verso chi si dirigono le due donne? Come nella maggior parte delle opere di Munch, sorgono domande numerose e violente come la sensazione di disagio che emana dalla tela. Sotto i nostri occhi si disegna la visione angosciante di una sciagura vivente e come in azione: gli alberi si torcono sotto gli assalti del vento, i fiocchi sparsi turbinano nel cielo gelido. E’ la convulsione della sofferenza e di tutte le sue incertezze. In questa scena muta c’è tutto il movimento di vita quando non si sa più che cosa fare e tutti gli orizzonti possibili sono chiusi. E’ la notte fonda, è l’inverno dell’anima, in cui nessuna felicità è concepibile. Presto saremo soli lungo la strada.
Quando la luce è scomparsa dalla nostra vita, come non cedere, irrigidirsi, prostrarsi? Come lottare contro la tentazione di rinunciare?  Dobbiamo seguire l’esempio delle donne del quadro di Munch che avanzano in quella luce così livida. Nessuno sa dove vadano, ma che importa? Il fatto che camminino è tutto quello che può proteggerle dal freddo sinistro  mortifero che le avvolge.  Come un viaggiatore smarrito nel grande freddo, non smettere di andare avanti, ma continua a camminare anche nella notte e  imbocca la strada che hai di fronte a te. Chiamala, se vuoi, speranza.