Arte & Liturgia


 
 
IL BIANCO CHE NON C'È
 
Per arrivare lì, alla mostra di Monet, bisogna pazientare e farsi un po’ di coda, un tempo
di attesa che viene subito dimenticato quando ci si trova davanti a quelle tele. Quello che vi vogliamo raccontare è però un piccolo episodio a margine. Quasi al termine del giro, davanti ad uno dei quadri più belli (riprodotto qui sopra), “Il gelo”, due ragazzini accompagnati dai loro genitori, probabilmente fratello e sorella, sono fermi a guardarlo. Hanno più o meno otto, nove anni; il ragazzino più piccolo guarda la tela ed esclama: “E’ tutto blu e bianco!”.
 Un signore che sta contemplando la stessa tela, ha un sobbalzo e non sa trattenersi. “Blu certamente, ma di bianco non ci trovi neanche una pennellata in questo quadro. Controlla pure.” Accenna poi alle altre opere esposte nella sala. “Azzurro, rosa, viola…quelli sì. Ma Monet il bianco non l’utilizzava praticamente mai”.
I due ficcano il naso sulla tela. “E’ vero!”
“No, lì c’è una pennellata bianca!”
“Guarda meglio,” replico: “è azzurra. E’ questo il genio di Monet: ti fa vedere il bianco dove il bianco non c’è.”
I due ragazzini rimangono a bocca aperta a fissare quei colori invisibili. Come non accorgersene, adesso?
L’uomo strizza loro l’occhio, saluta con un cenno del capo i genitori, e si avvia all’uscita.
Sì, amici. Le opere di Monet sono piene di nevi, nuvole, vestiti bianchi che bianchi non sono. C’è da domandarsi se lo stesso non accada il tessuto della realtà, che spesso a noi appare in bianco e nero quando le pennellate del suo geniale Autore sono molto più ricche di colore.
Forse per comprenderle appieno bisogna guardare tutto da vicino.