Arte & Liturgia


 
IL BUON PASTORE
 
 
Sieger Koder
 
 
Mi stringevano funi di morte, ero preso nei lacci degli inferi, ma tu Signore mi hai liberato.
Eterna è la sua misericordia”.
 
Il buon pastore è al centro della scena con una pecora sulle spalle e attorniato da un gruppo di persone. Alcune suonano, altre portano delle rose rosse, altre partecipano alla gioia del pastore che li ha chiamati per fare festa perché ha ritrovato la pecora che si era perduta. Anche il cane del pastore partecipa dei sentimenti degli umani, affacciandosi dalla base del quadro con un musetto quasi sorridente.
Alle spalle del pastore si vedono le impronte lasciate da lui e un sole luminoso che colma l’orizzonte e getta luce su tutta la scena. Il cespuglio spinoso che aveva imprigionato la pecora è un ricordo lontano, sulla destra; le sue spine trattengono ormai solo qualche boccolo di lana, ma l’animale è ormai in salvo. Dalla parte opposta le farfalle rosse e gialle che si librano leggere nell’aria ci comunicano il piacere che offre la ritrovata libertà.
La faccia dell’uomo si appoggia al muso della pecora. Il loro sguardo è intenso, dolce e carico d’amore. Il muso della pecora si appoggia sul volto del pastore come per formare un’unica testa; così i due occhi, che appartengono uno al pastore e l’altro alla pecora, sottolineano l’intento di vedute. Che li unisce. Tutto l’atteggiamento dell’animale sottolinea la sua piena e totale fiducia nel pastore, la cui presenza e sostegno genera gioia e serenità.
Una immagine da portare nel cuore nel percorso quaresimale di quest’Anno, colorato due volte dal pennello della Misericordia.