Arte & Liturgia


 
IL FIGLIOL PRODIGO
 
Giorgio De Chirico (1888-1978)
 
Pur non essendo credente, Giorgio De Chirico ha voluto rappresentare l’incontro, l’abbraccio del padre e del figlio minore della parabola narrata da Gesù e contenuta nel Vangelo di Luca (Cap. 15). Tutte le opere di questo artista sono come sospese nel tempo, tra passato, presente e futuro. Tutto è mistero. Il figlio è un manichino, composto di tanti pezzi fortemente geometrici. E’ l’uomo che ha smarrito la sua umanità, che ha il cuore duro, spigoloso, proprio di chi si è perso. Gli manca addirittura un braccio, a significare la sua incapacità di amare. Ma l’uomo smarrito ha una casa dove tornare, ha qualcuno che lo aspetta. Ed ecco il padre, ritratto di spalle, la sua figura si ispira alle statue greche, al mondo classico, alle nostre radici culturali. Quando ci perdiamo, non dimentichiamo la nostra origine, il nostro DNA: siamo figli di un Dio che sempre ci ama, che p sempre pronto ad accoglierci, per ascoltare e sanare le nostre ferite. I lineamenti del padre sono dolci, morbidi, vuol dire che Lui n on ci respinge mai, è sempre pronto ad abbracciarci, ad accoglierci.
Tutta la scena sembra sospesa nel tempo, quasi a suggerirci che l’abbraccio, il perdono, lo possiamo sperimentare sempre, in ogni stagione della vita. Per De Chirico, non credente, tutto ciò è un mistero affascinante e allo stesso tempo incomprensibile.
Per noi è una meravigliosa speranza, è la possibilità di inizio sempre possibile, è la certezza di essere amati a prescindere da un Padre che lo è per sempre.