Arte & Liturgia


 
IL MANDORLO IN FIORE DI BONNARD
 
Pierre Bonnard (1867-1947)
 
Un mandorlo fiorito che esplode nel suo biancore come ogni primavera, scombussolando il cielo, respingendolo ai margini della tela. Questo quadro incompiuto è l’ultima opera di Bonnard, quella che era appoggiata sul cavalletto alla sua morte. I famigliari raccontano che fino all’ultimo momento il pittore modificò la tela, in particolare la terra sotto l’olivo. “Quel verde sotto quell’esiguo pezzetto di terra, in basso a sinistra non va bene. Ci vuole del giallo”. Il mandorlo è il primo albero a fiorire alla fine dell’inverno. I suoi fiori esplodono presentendo con impazienza la primavera che ritorna. Ed eccola la primavera, che ogni volta ci sorprende, perché ritorna sempre come se fosse più bella di quella precedente, come se questi eventi che si ripetono abbiano un effetto cumulativo sulla nostra felicità. Come se tutti quei cicli servissero a far crescere in noi il desiderio della felicità e la convinzione della sua necessità. Se ogni anno noi siamo meravigliati dalla primavera forse è perché anche il nostro sguardo si è fatto più acuto, più capace di volgersi verso l’essenziale, alla gioia di essere vivi, semplicemente. L’intelligenza del tempo, di quello che passa, appartiene a coloro che accettano che questo avvenga e continuano a rallegrarsi dei giorni che hanno. Anche questo fa parte del segreto della felicità.
 
                 “Il paradiso non è su questa terra, ma ce ne sono dei frammenti” (Jules Renard)