Arte & Liturgia


 
MI HANNO SEPOLTO, MA IO SONO UN SEME
 
(Arcabas)
 
 
Il pittore Arcabas ci ritrae in modo mirabile: noi, come le donne, siamo spesso impauriti e tremanti, e non avremmo mai potuto immaginare che un sepolcro, luogo di morte, potesse trasformarsi in luogo di vita piena, davanti alla quale la morte soccombe. Le donne stanno portando, come ultimo segno di affetto, un profumo prezioso per il corpo senza vita di Gesù, ma trovano un angelo seduto su una tomba vuota che indica loro la via per incontrare il Risorto. Quell’angelo ha due strani occhi … gli occhi servono per guardare, per vedere nel profondo. Sono simbolo della fede. Come a dirci che l’annuncio pasquale è talmente grande che non basta un occhio solo. Ne occorrono due, tanti. Occorre tanta fede.
 
Nella sera di questa Pasqua ti vedo così:
come questo angelo che sa sedersi
sulla “tomba” dei tanti dolori di chi incontri,
messaggero dolce e forte di speranza, di gioia;
come questo angelo che sa indicare la via
perché lui l’ha già intravista, trovata e se la porta dentro.
Ed è per questo che gli altri si fermano ad ascoltare:
si fidano della gioia dei tuoi occhi e del tuo cuore.
 
 
«Mi hanno sepolto, ma quello che non sapevano, è che io sono un seme». Parole che chiedono altri occhi, sguardi capaci di credere alla inaudita, incredibile e splendida speranza che ci viene dalla Pasqua. Per invitarci a credere nella forza inaspettata e inesauribile di un seme che si chiama Cristo. Il Risorto.