Frammenti di vita in Africa



CARISSIMO PROFUMO DI MENTA SELVATICA,
 
come è stato dolce e rassicurante sentirti!
La notte a volte è più nera del nero e quella volta fu proprio così: neanche una piccola stella e la pila completamente scarica. Il venerdì poi è un giorno particolare: precede il sabato e quindi la preparazione alla festa e spesso per molti uomini ciò significa nel villaggio di Maitikoulu, cominciare a bere la samba (bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del miglio). C’è chi dopo aver bevuto canta e ride più forte e improvvisa danze scatenate attorno al fuoco e c’è chi comincia ad attaccar briga e diventa violento.
Evarist purtroppo fa parte di questo secondo gruppo di bevitori e, “ancor più purtroppo”, si trovò ad avere uno scambio d’idee con suo cognato altrettanto quotato come “picchiatore”. Risultato: due profonde ferite proprio vicino all’occhio destro e tutta una serie di ematomi.
Blanche, l’infermiera, venne a chiamarmi verso mezzanotte: presi la pila, ma poi non l’accesi perché seguii la luce della sua lampada a petrolio.
Fu un’impresa suturare e medicare quel volto coperto di sangue misto a sabbia e l’intenso odore di samba di Evarist rischiava di far svenire me e Blanche.
Come Dio volle, verso l’una ci lavavamo le mani in una mezza ciotola d’acqua e, data qualche compressa al “ferito” per calmargli il dolore, ci salutavamo: io potevo rientrare da sola perché conoscevo bene la strada. Blanche partì a destra ed io a sinistra, ma dopo pochi passi la pila si spense e mi ritrovai avvolta dal buio più sconcertante. Sapevo dov’ero, ma non c’era neanche un fuoco davanti alle capanne quella notte: era già troppo tardi. Come fare? Scacciai il pensiero di incontrarmi con un serpente o uno scorpione (incontro per altro non del tutto improbabile) e cominciai a strisciare i piedi quasi mettessi in loro la capacità di percepire il giusto sentiero.
Confesso che dopo alcune decine di metri un senso di smarrimento (e qui la parola è veramente appropriata!) mi prese: quasi quasi mi sarei seduta per terra ad aspettare l’alba.
Soffiò un po’ di vento e, miracolo, mi portò te, profumo di menta selvatica.
In quel momento ti trasformasti per me in luce, perché mi ricordai che tu crescevi proprio solo lungo la strada che porta verso casa: come fu dolce e rassicurante sentirti!
In pochi minuti riuscii ad arrivare vicino ai vecchi tronchi che avevamo fatto scavare per piantarvi dei fiori e… ed ero arrivata!
Prima di aprire la porta inspirai ancora profondamente: volevo andare a dormire con te dentro, con te, profumo di menta selvatica, che mi avevi fatto da guida.       Grazie!
 
                                                          Suor Petra