Arte & Liturgia


 
IL CAVALIERE AZZURRO
 
Kandisky
 
“Vieni Spirito Santo,
tu che sei forza, luce interiore,
tu che sei Signore e dai la vita”
 
Non c'è profondità né paesaggio: solo una superficie solcata da una linea nera ruggente. Quella linea è il cavallo. Il cavaliere è ormai solo un cerchio giallo e un semicerchio verde. Gli alberi, tratti grafici che sembrano dipinti a inchiostro di china; la terra un globo viola-blu, il cielo una striscia. L'economia delle forme non deve ingannare. Kandinsky conosceva il potere quasi magico dei colori e a quale vibrazione interiore corrispondono, e li distillò dalla tavolozza di conseguenza.
Il bianco è silenzio. È sprovvisto di forza attiva, ma è la possibilità che precede ogni nascita e ogni inizio: ed è nel silenzio che si leva il grido della corsa. Il verde ha una potenzialità intrinseca di dinamismo. Il blu placa, calma, richiama l'uomo verso l'infinito, suscitando in lui la nostalgia della purezza e del trascendente. Un cerchio blu fa l'effetto di allontanarsi dallo spettatore: dunque quella tonda massa nell'angolo destro del quadro aumenta l'effetto di velocità che trascina il cavallo nella direzione opposta. Una linea che si sposta verso sinistra va verso la lontananza, l'avventura, l'infinito. Qui d'un balzo viene scavalcata la perpendicolare che intralcia la fuga del cavallo, e nulla ostacola più la sua ascesa. Lo scatto e il movimento ignorano tragitto, mèta e distanza, e comunicano solo la travolgente energia della vita.
Un dipinto che ci aiuta a comprendere la forza vitale e il dinamismo dello Spirito, che tutto mette in movimento, e di cui abbiamo tanto bisogno per fare uno scatto in avanti nella nostra testimonianza di fede. Lo Spirito, un Alleato prezioso che attendiamo in ogni Pentecoste, che sempre ci viene dato e dimora in noi.