Lectio del Mese


 
Lectio offerta dalla Equipe di Spiritualità dell'Istituto Suore di San Giuseppe

 
 
VIAGGIO LENTO. NON SI PUÒ ADORARE SUBITO
(Mt 2,9-11)
 
 
TESTO
Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
 
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LECTIO
 
 
 
 
Lo si vorrebbe, certo, e si presumerebbe di poterlo e saperlo fare immediatamente. Nel sorgere stesso dell’intuizione del Più Grande si avverte quell’impulso trepido e timoroso a piegare le ginocchia. E lì dove ci si trova, così come si è si oserebbe adorare.
Invece no, perché adorare subito, forse, non si può. Non importa quanto sia eccellente la qualità dei doni che rapidamente si può organizzare di fronte alla Maestà. Che siano i beni più cari, le migliori idee, i pensieri più limpidi, i sacrifici spirituali più ammirevoli, le opere caritatevoli più eroiche, le preghiere più devote non bastano a far pronti ad adorare. Fosse così, invece.
Sarebbe più semplice, più immediato e accessibile; senz’altro sarebbe molto più popolare. User-friendly, a chilometro zero, massima portabilità. Invece c’è una strada: lunga o breve, aspra o agevole, lineare o tortuosa. Sembra che tutti coloro che intendono adorare per desiderio o comandamento un viaggio debbano affrontarlo.
Lo fanno i Magi dietro la stella, come anche tutti coloro che nel Vangelo di Matteo vanno da Gesù per prostrarsi a Lui nello stesso identico gesto dei tre saggi d’oriente, per dichiararlo Signore, per invocare una grazia, per ottenere salvezza. Una strada come quella che fece Abramo per andare a rendere omaggio estremo al suo Dio sul monte Moria, insieme al figlio Isacco. Un viaggio come quello fatto da suo nipote Giacobbe per tornare a Betel ad adorare il Dio dei suoi padri che lì gli si era rivelato e promesso come amico fedele. Una lunga via come quella fatta da Mosè in fuga solitaria per scampare all’ira del faraone verso Madian, dove adorare il roveto ardente. O quella che compirà di lì a poco con il suo popolo uscendo in processione vittoriosa dal paese delle prigionia per andare ad onorare Dio sul Sinai. Un cammino come quello che è costretto a compiere Elia, profeta potente e orgoglioso, per andare a incontrare dal vivo sull’Oreb quel Signore che era convinto di saper adorare e servire, e il cui potere credeva di poter governare. Un viaggio, infine, come quello compiuto dal resto di Israele di ritorno dall’esilio, là dove era stato cacciato, proprio per aver disimparato ad adorare il vero Dio. E se è vero che con Gesù viene il tempo in cui si adora Dio in Spirito e Verità, e che per i figli del Regno basta entrare nel tempio del proprio cuore per omaggiare Dio chiamandolo Padre, è altrettanto vero che nel «Seguimi» al principio di ogni discepolato c’è l’indiretta affermazione che un cammino è il presupposto del vero adoratore. Forse, non si può adorare subito. E a pensarci bene, è meglio che sia così, perché adorare, prostrarsi, rendere omaggio – lo si chiami come si vuole – non è far la riverenza o esibirsi in stucchevoli gesti esteriori, ma affermare Dio quale unico Signore della propria vita. Benedetta sia quella strada e la Sapienza che invita – o forse un po’ costringe – a percorrerla.
Perché ogni adorazione, ogni vera adorazione, domanda una ragione degna di tal nome e non possono che essere considerati benedizione un tempo che ne saggi la consistenza, una fatica che ne accresca la verità, un’attesa che ne amplifichi la portata.
Perché  ogni adorazione, ogni vera adorazione, ha il carattere di un incontro sponsale e non può che essere grazia di fidanzamento un viaggio in cui maturare nel desiderio crescente di Lui, nella ricerca dell’essenziale, nell’abbandono di ogni compromesso.
Perché ogni adorazione, ogni vera adorazione, è una radicale e irrevocabile consegna di sé a Dio accolto come proprio Alleato e non è altro che fortuna una via lungo cui conoscerne la guida delicata, la mano generosa, la pazienza infinita.