Dentro il Carisma...


 
LA RINUNCIA A SE STESSI
 
 
 
 
 
“Siate nulla per voi stesse e siate tutte per Dio e per il prossimo” (Massima 39)
 
Questa Massima potrebbe ispirare un intero cammino quaresimale di preparazione alla Pasqua: sforzarsi di dimenticare se stessi!
E’ la forma di digiuno e di preghiera più difficile; ci si può, infatti, riuscire solo se si possiede in se stessi “il regno di Dio” e costantemente ci si impegna per esso, per la sua maggior gloria e diffusione.
I problemi in questa “valle di lacrime” sono sempre numerosi e non di rado tendono a schiacciarci, a paralizzarci nei buoni intenti della nostra vita spirituale. Ed inoltre non dimentichiamo che anche “l’avversario” fa la sua parte, agendo sempre per ingigantire ogni difficoltà e sfiduciarci così ulteriormente; suggerendoci, per di più e non di rado, seducenti quanto facili metodi di apparente sollievo.
Occorre allora allenarsi a mettere in pratica soprattutto la ben nota frase liturgica del mercoledì delle Ceneri: “Convertiti e credi al Vangelo!”, tenendola dunque presente giorno per giorno e persino, all’occorrenza, minuto per minuto.
E nel Vangelo possiamo infatti trovare anche le seguenti confortanti parole: “Venite con me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Matteo 11, 28). Ma per andare con Gesù - ossia per vivere quotidianamente per Lui, con Lui, in Lui - è appunto indispensabile, come primo passo, il dimenticare se stessi: “Se qualcuno vuol venire con me, smetta di pensare a se stesso, ma prenda ogni giorno la sua croce e mi segua” (Luca 9, 23). Padre Médaille traduce così queste parole di Gesù:“Siate nulla per voi stesse e siate tutte per Dio e per il prossimo” (Massima 39)
Padre Médaille, un programma troppo impregnato di misticismo?... o forse si tratta semplicemente di “gettare ogni preoccupazione in Lui”, pur dandosi da fare nelle varie necessità. Anche se in tale modo ci si trova, però davvero, a percorrere la “via stretta” indicata dal Vangelo, vale a dire l’ impegnativa strada della santità! Ed essere santi non vuol tanto dire operare miracoli, bensì mantenere la nostra anima libera da quegli offuscamenti, che sempre provengono dal principe delle tenebre o dal mondo o dalla nostra stessa natura umana. Mantenerci, dunque, simili a degli specchi puliti; e, quindi, anche capaci di riflettere almeno qualche raggio di quella luce intellettiva e di quel calore edificante di cui ininterrottamente ci effonde la Trinità.
Tutto ciò si riassume nella Massima, che ci rinvia al quotidiano con l’augurio che essa possa divenire un puntuale quanto felice “trampolino di lancio” per  la nostra esistenza terrena.