Dentro il Carisma...


 
SONO FATTO COSÌ
 
 
 
 
“Ammettete un solo desiderio nella vostra vita: quello di essere sempre come Dio vi vuole, nella natura, nella grazia e nella gloria, nel tempo e nell’eternità” (Massima 73)
 
Da fine psicologo padre Médaille ci educa ad accettarci come siamo, a fare pace con noi stessi, con tutto il nostro bagaglio di pregi e difetti, aspettative e aspirazioni, sogni e speranze. Noi non siamo solo questo, ma siamo anche questo, siamo un tutt’uno con i nostri pensieri, la nostra interiorità, il nostro fisico. L’evidenza si impone ai nostri stessi occhi e quante volte diciamo: “Cosa vuoi, sono fatto così!”. Ma lo diciamo quasi con rammarico, con una punta di disagio. Vorremo essere diversi, almeno in certi particolari che non ci piacciono affatto, forse “nella natura”, forse “nella grazia”, forse “nella gloria”.
Quante persone sono incapaci di accogliersi. Il nostro occhio critico ci paralizza e ad una attenta analisi nessuno può dirsi immune ad accogliersi così com’è, “nella natura, nella grazia e nella gloria, nel tempo”, lasciando a Dio “l’eternità”. In questa Massima è contenuto il segreto della misericordia: anche Dio ci ama nella nostra fragilità, viene a cercare le nostre ferite per riempirle di luce. Senza queste fessure da  dove potrebbe passare?
Prima di andare incontro a dei fraintendimenti, precisiamo che se Dio viene a cercarci, noi non siamo chiamati a sostare volutamente nelle nostre debolezze. Possiamo “lavorare” sul nostro carattere, specialmente se siamo un po’ difficilini. Per il resto, è chiaro che dobbiamo fare i conti con noi, così come siamo e partire e ripartire tante volte da lì, per andare oltre, per andare verso una umanità piena, serena, cordiale, piena di ogni virtù.
Alcuni dicono: “Ah, se fossi meno chiacchierona…proprio non riesco a tenere a freno la lingua”; altri invece: “Oh, se fossi meno timido, avrei il coraggio di prendere l’iniziativa e aiutare le persone”. Bene, proprio quella timidezza, vista come un ostacolo può ispirare quella confidenza e quella profondità che, al contrario, non ispira l’espansività, o assicurare maggiore profondità e serietà nei rapporti. L’espansività e la capacità di coinvolgere possono invece rallegrare e ricordare la gioia di vivere anche a chi vede le giornate nel grigio assoluto. Tuttavia, queste caratteristiche ricche di sfumature, ma di cui ne vediamo una sola, rischiano di essere una fragilità per noi, perché se non sono accolte ci provocano sofferenza, senso di inadeguatezza e suscitano le domande più profonde su di noi. Eppure è proprio attraverso queste “croci e delizie” potremo raggiungere la nostra pienezza, se non “nel tempo”, sicuramente “nell’eternità”. Dio ci ama nella nostra fragilità e proprio lì ci viene a cercare; allora siamo chiamati ad accoglierci come siamo e a fare di questo il punto di partenza per avanzare verso il “meglio”, il “bello” e il “buono”.