Dentro il Carisma...


 
CON TUTTO IL CUORE
 
 
 
 
“Secondo l’insegnamento della Legge, amate Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le vostre forze” (Massime dell’amore di Dio, IX,1)
 
Per 913 volte nella Scrittura ritorna il termine “cuore”, che non indica il sentimento, non è un simbolo di affetto,  ma il luogo dove si cerca la verità, dove nascono le azioni, dove si sceglie la vita e la morte, dove Dio seduce, dove c’è la sorgente  di se stessi. “La porterò nel deserto e le parlerò sul cuore” dice il Signore. Molti ci parlano, pochi ci parlano al cuore, Uno solo parla “sul” cuore, senza più distanza alcuna. Il cuore è il tempio del silenzio, il luogo di continue nascite, il luogo del ritorno, il luogo dove lo Spirito ci riporta per accendere la parola di Gesù. Tutta la nostra vita è un pellegrinaggio verso il cuore. Come entri tu nelle altre persone? Sola attraverso la forza del cuore capisci la verità dell’altro, solo attraverso le cose che ama. Il libro dei  Proverbi raccomanda:“Custodisci il cuore perché è la casa della vita”. La donna del cuore è Maria di Nazareth: è lei che custodisce nel cuore i fatti e  i silenzi di Dio, che confronta e analizza. L’ascolto è dare molto cuore a Dio. La più grande conoscenza che si può avere è conoscere se stessi diceva Socrate. Ma io chi sono? Le mie idee? Le cose che penso? No: quante sciocchezze ho già pensato, quante opinioni ho già cambiato nella mia vita… Io non sono queste cose. Sono ciò che voglio? Ma io so quanto è fragile la mia volontà: “Io faccio ciò che non voglio” scrive San Paolo. Chi sono allora?  Sono la mia volontà così incerta? Sono ciò che provo? No, perché portiamo dentro una tavolozza di sentimenti dai più freddi e dai più caldi e ci sono anche quelli oscuri da evangelizzare. Allora come chiamare il mio “io” più profondo dei pensieri, della volontà, dei sentimenti. Come chiamarlo? La Scrittura lo chiama: cuore. E’ il cuore che pensa, che decide, che si ricorda. Quando nella Messa diciamo: “In alto i cuori”, stiamo indicando la strada dell’uomo. Abbiamo occhi per vedere, orecchie per sentire, mani per toccare, ma per vedere, sentire, toccare Dio abbiamo bisogno del cuore.
Per gli scolastici del medioevo il cuore era tradotto con “mente”, così che San Bonaventura invece di dire “eleviamo il cuore a Dio”, lui dice “eleviamo la mente”: l’elevazione della mente a Dio è la preghiera. Da dove procedere per capire meglio che cosa è il cuore? Dal comandamento indicatoci da Padre Médaille: Amerai Dio”con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le tue forze”. Prima viene il cuore, che  è la convergenza di tutte le facoltà. Arrivare alla perfezione del cuore è un lungo, impegnativo, entusiasmante lavoro. Perfezione del cuore significa una armonia interiore tra tutte le facoltà della persona. Lo sforzo di volontà non è perfezione; la carità fatta per forza, un ministero senz’anima, un bene compiuto “per forza” non è perfezione. Dio è da amare “con tutto il cuore”, perché l’ideale  evangelico se è amato, ci appassiona, se è perseguito per forza, per costrizione, per sola forza di volontà ci devasta. Prima con tutto il cuore, e poi, con tutto il resto.