Dentro il Carisma...


 
INVIDIOSO IO?
 
 
 
“Rallegratevi in ogni cosa della sola gloria di Dio da chiunque venga promossa. Sbagliano le persone zelanti che vogliono fare tutto direttamente o con l’aiuto degli appartenenti alla loro associazione, e non tollerano che altri riescano nelle iniziative e nell’impegno che si assumono di far conoscere e glorificare Dio”. (Massime sulla Purezza di intenzione, 4)
 
 A leggerla bene, questa Massima è un incidente nel quale sono incappati anche gli apostoli. A Cesarea di Filippi si mostrano gelosi e un pizzico invidiosi: “Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non era dei nostri”.
Invidiosi che ci fosse qualcuno che sapeva fare del bene meglio di loro e che non era dei loro. Trovano tracce di bontà tra le strade della Palestina e ne vogliono cacciare gli autori solo perché non appartengono al CPP (Consiglio Pastorale Parrocchiale), non fanno parte della “loro associazione”, è gente che non si vede mai alle castagnate organizzate in oratorio. Poi, figurarsi: non li hanno mai visti a Messa, mai una volta che mandino i figli al Grest. In virtù di tutto questo, Signore, noi abbiamo pensato che la cosa più opportuna da fare, per il bene della comunità cristiana, sia cacciarli. Non sia mai che il bene non porti la nostra firma: potrebbe dirci che non siamo gli unici a farlo. Questo è quello che chiedono loro, desiderosi come non mai di chiudere il Cristo dentro un sacchettino di plastica e tenerselo in tasca, tutto per loro. Alla loro richiesta, la concessione di Cristo: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi». Cristo mette un bavero al loro cuore, li mette al muro, ne smaschera quell'arroganza da “primi della classe”, spiega loro che i migliori, dentro il paese del Vangelo, non sono gli uomini perfetti ma le persone vere. Che a Lui non può importare tanto la tessera di quell'associazione o di quante volte tu sia andato a bere il caffè in oratorio invece che al bar di fronte: Gli interessa il bene che ciascuno ha il coraggio di lasciare dietro di sé. Tutto qua: che ciascuno lasci il meglio di sé ovunque passi, a qualunque partito appartenga. Perché «non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me». Verrebbe da prenderli in parte questi saputelli e dire loro, uno ad uno: “Ma chi ti credi? Lo sai che si può essere capaci di fare il bene anche senza essere del tuo gruppo?”. Poi li guardi e pensi: meno male che ci sono loro. Di più: meno male che se li è scelti Lui questi uomini. E' una fortuna ogni volta che li incontri: sono lì per ricordarti che il Vangelo è proprio la storia, quella più vera. Avessero voluto inventarsene una di sana pianta per far fare bella figura agli apostoli, gli evangelisti avrebbero tagliato questi pezzi vergognosi: non fanno loro onore. Invece li hanno lasciati lì, come memoria per gli antenati e traccia per i nascituri. A rassicurare il mondo che tutto quello che oggi succede nella Chiesa, è già successo con Lui, all'inizio. E poi che gli apostoli non sono mai riusciti una volta a fare cambiare idea al Maestro. Quest'idea è di una bellezza travolgente, e Padre Médaille la rilancia in questa Massima.