Dentro il Carisma...


 
PERFETTI?
 
 
 
 
 
 
  
“Assumete come norma generale della vostra vita di essere perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste” (Massime di Perfezione, Capitolo I,2)
 
 
Perfetti?  Sappiamo che padre Médaille punta in alto, ma questa volta le sue parole sembrano partire per la tangente, diventando quasi eccessive e utopiche. Accogliere dentro la Massima l’invito del vangelo pare proprio follia: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). Per capire di più è utile riaprire la pagina del vangelo di Matteo e ascoltare il Maestro che richiamando la Legge di Mosè, in cui sta scritto: “occhio per occhio e dente per dente”, pone invece un limite alla misura di reazione all’offesa subita. Il Signore inizia così a educare l’umanità verso il suo destino di fraternità universale, insegnando a non eccedere nella sete di giustizia. Già questo sacrosanto principio di umana convivenza rappresenta un bel richiamo per la nostra contemporaneità. Quante reazioni smisurate siamo infatti capaci di emettere ogni giorno, da quando beviamo il caffè della mattina fino a quando ci corichiamo a letto la sera. Quante volte il nostro cuore troppo si scalda o troppo resta insensibile di fronte alla sorprendente diversità dell’altro. Quante volte “sbrocchiamo” (termine romanesco, gergale), compiendo cose sciocche, prendendocela magari con chi non c’entra nulla con i nostri vuoti e le nostre solitudini. Quante volte, al contrario, ci mettiamo sulle spalle il peso del peccato altrui, perché non abbiamo capito ancora che tentare di opporsi “al malvagio” non serve a nulla. Anzi. Questa pessima abitudine, di dover essere a tutti i costi vittime adirate o clamorosi eroi, è un punto sul quale il Signore Gesù si permette alcuni consigli: “Se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello” (13,39-40). Andando al di là del naturale imbarazzo che avvertiamo semplicemente nell’ascoltare queste indicazioni — figuriamoci a praticarle — possiamo riconoscere in esse una certa sapienza. Quando infatti rispondiamo al male con il male, alla rabbia con l’aggressività, stiamo permettendo ad altri di decidere la direzione della nostra vita. Non siamo più autonomi, ma imitativi. La nostra libertà è sostituita, o condizionata, da chi ha deciso di metterci i bastoni tra le ruote. Il Signore (e anche padre Médaille), non ci vuole esteriormente imperturbabili in mezzo ai colpi, ma interiormente liberi dentro le difficoltà.  Finché non diventiamo responsabili dei nostri atti, fuggendo dalla tirannia dei sentimenti, possono suonare impossibili le parole che Gesù annuncia a tutti: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano... Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa avete?”. Certo, è vero: se non diventiamo straordinari, “perfetti” che esistenza stiamo vivendo? La nostra vita è una chiamata a uscire continuamente dai recinti delle mezze misure semplicemente perché appartiene a Dio, il quale non sembra avere alcun dubbio sulle nostre potenzialità e aggiunge un carico da novanta: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo” (Lv 19,2).