Dentro il Carisma...


L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
COMUNIONE
 
 
 
 
Chi leggendo questa parolina crede di aver raggiunto un’oasi felice, si sbaglia di gran lunga. La comunione è un combattimento, il combattimento di ogni istante. La negligenza di un solo  momento può frantumarla, basta un niente, un solo pensiero senza carità, un giudizio ostinatamente conservato, un attaccamento sentimentale, un orientamento sbagliato, una ambizione o un interesse personale, un’azione compiuta per sé stessi e non per il Signore o in totale gratuità, per sbriciolarla miseramente.
La comunione è una fatica continua, eppure la felicità si riversa abbondante nel grembo di chi, nella vita, fissa lo sguardo sul meglio di sé e degli altri e in nome di questo bene spende le forze e i giorni. Le Massime sono la sintesi breve e concreta delle tante situazioni in cui siamo chiamati a tessere la comunione, superando gli ostacoli che ad essa di frappongono e che possono sorgere dentro di noi come dall’esterno.
La comunione è un compito affidato alla piccolissima congregazione, e il Fondatore – che mai perde di vista il Vangelo – la orienta in direzione verticale e orizzontale chiamandola “duplice unione”, traduzione del comandamento dell’amore per Dio e per i fratelli. La comunione viene vissuta prima di tutto all’interno della comunità e poi diventa testimonianza semplice e visibile a tutti, perché “anche voi siate in comunione con noi e la nostra comunione è” – non dimentichiamolo -  “con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”.
Vivere e testimoniare la comunione significa – in breve – rendere visibile una realtà invisibile, quale è la presenza di Dio in noi e fra noi.
La comunione va assunta come orizzonte di vita, ma va vissuta senza puerili ingenuità.
E’ opera di persone mature, capaci di sacrificio, di rinuncia e di tenace e fortissimo amore.
Ciò che ci consente di tentare la strada della comunione è “la conoscenza delle vostre infinite debolezze” (Massima 9) bilanciata dalla  “fiducia costante e incrollabile verso Dio”, che ci consente di ricominciare sempre; è la parola buona che “sa apprezzare le buone opere compiute dagli altri”; è un cuore che sa “scusare i loro eventuali difetti” (Massima 12), ma sempre rimanendo “dignitose, gioviali, cortesi, con dolce e santa semplicità” (Massima 45). La comunione chiede di “interpretare ogni cosa nel miglior modo possibile” (Massima 52) evitando di cadere nel tranello del fraintendimento, della lamentazione, della facile critica.
La comunione chiede ancora “un amore molto disinteressato, che non attende ricompensa per i suoi servizi” (Massima 55) anzi si spinge fino a lasciare che altri concludano le buone opere intraprese insieme “perché ne abbiano la gloria” (Massima 85).
“In una parola” – scrive padre Médaille nel capitolo VIII delle Massime di Perfezione – “mettete in pratica questa bella Massima del Salvatore: fate agli altri tutto quello che vorreste fosse fatto a  voi e quello che non vorreste fosse fatto a  voi, non fatelo agli altri”.
Anche Gesù amava le sintesi a tal punto che tutto è detto nella croce, che con le sue due braccia è una sofferta e totale espressione della comunione ristabilita tra il cielo e la terra.