Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
DESIDERIO
 
 
 
 
 
Desiderio: lo si può confondere con la fabbrica dei sogni.
Molti dei nostri desideri rimangono in effetti dei sogni accarezzati a lungo e mai realizzati nella realtà. Una delle ragioni può essere la misura troppo alta o troppo lontana del desiderio stesso, che in tal modo è destinato a dissolversi nella fantasia e nel rimpianto. Tuttavia è cosa buona coltivare dei desideri: essi sono come delle molle che ci lanciano oltre i confini dell’ordinario, e che in una certa misura ci spingono a migliorarci come persone, esigendo da noi il ricorso a forze e capacità inedite. Padre Médaille parla dei desideri e lo fa mettendoci in guardia dalla percentuale di illusione che a volte contengono. Eppure non possiamo dire che egli non sia stato un uomo dai profondi desideri. La Lettera Eucaristica è in se stessa il racconto di un immenso desiderio consegnato alla Provvidenza di Dio, che si sarebbe incaricata di realizzarla insieme a lui e alle prime giovani della nascente congregazione.
Il cuore umano è fatto per ospitare grandi desideri e se sono desideri secondo Dio, le sue pareti si dilatano fino ad abbracciare “la salvezza e perfezione di ogni prossimo”, a “ristabilire nella Chiesa la totale unione delle anime in Dio e con Dio”, e “lavorare alla fondazione di un istituto annientato”… Si potrebbe continuare in questa direzione e troveremmo sempre cose smisurate, inadeguate per le sole capacità umane.  E allora? Non si potrebbe abbassare per un attimo la guardia e dedicarci a desideri più terra-terra? Certo. Ma ecco la sorpresa.
Proprio quando noi incominciamo a ridimensionare i nostri desideri, collocandoli in situazioni concrete e compatibili con le nostre forze, padre Médaille infila un ostacolo dopo l’altro davanti alle nostre richieste.
“Desiderate poche cose in questo mondo e quel che desiderate, desideratelo pochissimo; meglio ancora, vivete senza desideri e senza progetti e abbandonatevi a Dio, affidandovi dolcemente alla sua amorosa Provvidenza” (Massima 18). E non solo rinuncia alle cose, ma si va fino in fondo: “Non desiderate alcuna lode e ricompensa delle vostre opere buone…” (Massima 22) “…desiderare solo ciò che fa più contento Dio, senza alcun riguardo ai vostri interessi” (Massima 27). Ancora più concreto, quasi entrando nei dettagli: “Non chiedete nulla, non rifiutate nulla, eccetto che lo giudichiate assolutamente necessario dopo aver pregato Dio” (Massima 37). E in positivo? “Almeno nel desiderio siate le persone  più povere del mondo, più umili e umiliate, le più pure e obbedienti” (Massima 43) per essere simili a Gesù. E’ questo il desiderio che anima “sensibilmente il fragile nulla” costituito da ciascuno di noi e  lo orienta nelle scelte da compiere facendo emergere, dalla selva dei desideri piccini che non colmano la vita ma la ingombrano di cose, ciò che conta veramente. Gesù aveva dei desideri: quello di compiere la volontà del Padre, di accendere il fuoco che era venuto a portare sulla terra, fino a desiderare ardentemente di mangiare la Pasqua con i suoi discepoli.  Dunque anche Dio ha un desiderio, grande, orientato al nostro bene: “Egli vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità” e all’esperienza dell’ Amore vero, tante volte cercato sulle strade della terra e racchiuso in quella porzione di cielo che ci attende nel cuore di Dio.