Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
GIUSEPPE
 
 
 
 
 
Giuseppe non poteva mancare.
Il suo nome tiene a battesimo la piccolissima congregazione.
“Essa porta il nome di “San Giuseppe” perché ama in modo particolare la virtù nascosta di questo grande Santo ed è posta sotto la sua protezione e difesa” (Regolamenti 2).
Giuseppe è il nome che si aggiunge al nostro, e noi siamo contente di portarlo perché lo amiamo.
Inizia così il nostro fare strada insieme a lui nella storia.
E lui? Lui ricambia il nostro amore esercitando nei nostri confronti “protezione e difesa”.
Giuseppe è un modello e un modello è sempre una sintesi breve di ciò che si vuole proporre all’attenzione degli altri. Giuseppe è – per padre Médaille – un “nome amabile che ricorderà alle suore il dovere di assistere e servire il prossimo con la stessa cura, diligenza e carità cordiale con le quali il glorioso san Giuseppe serviva la Vergine santa, sua purissima sposa, e il Salvatore Gesù affidato alle sue cure” (Costituzioni Primitive 27)
Giuseppe è l’icona del silenzio riempito di amore per Gesù e Maria.
Chi ama veramente libera questa sua capacità del cuore in una atmosfera di silenzioso agire e pensare. Padre Médaille la chiama “carità cordiale”, amore che sgorga da una spremitura del cuore (cordis=cordiale) perché ne fuoriesca il meglio, la virtù nascosta che si cela nel profondo, il frutto maturo di una vita completamente donata. Gesù stesso ha trascorso trent’anni in silenzio prima di prendere la parola. Giuseppe non disse nulla che sembrò degno di nota per gli evangelisti; eppure Dio gli affidò suo figlio. La paternità non è essenzialmente parola, né azione. E’ presenza. Giuseppe sta – come noi – in mezzo a due poli: le cose di Dio, quelle alte, gli orizzonti più grandi di noi e il quotidiano crescere con gli altri. Giuseppe sta tra l’ordinario e lo straordinario. L’ordinario non ci manca: lavoro, relazioni, impegni, ma anche tempi di distensione e di riposo. In tutto questo siamo chiamate a far sì che il precetto della carità, il comandamento dell’amore, non sia espropriato, sfrattato. Giuseppe ci aiuta a vedere nelle cose ordinarie lo straordinario della volontà di Dio, che molte volte pensiamo lontana, quasi impalpabile, relegata nel tempo delle grandi occasioni. Volontà di Dio sono le relazioni vissute con il cuore alto, che desidera “vivere la vita di Gesù, Maria e Giuseppe, in uno spirito di umiltà, dolcezza, rettitudine, semplicità, zelo e unione con Dio” (Regolamenti, 17). Volontà di Dio è rendere grandi le cose di ogni giorno, ed essa viene a noi nel volto di coloro che ci sono più vicini, nella loro domanda e offerta di aiuto, nella loro solidarietà, nella loro giovinezza o anzianità, nella loro solitudine, nel loro limite: in tutto questo la volontà di Dio mi chiama. Occupandoci del caro prossimo, siamo immerse nella volontà di Dio. Giuseppe ci ricorda tutto questo, se non viviamo di solo pane, di sole occupazioni, se siamo aperte alle situazioni nelle quali “assistere e servire” il prossimo, se la Parola di Dio dimora fra noi in misura abbondante.
Giuseppe cerca persone aperte al grande viaggio della fede, persone con le ali spiegate, occhi che guardano nella sua stessa direzione, pronte a giocarsi la vita senza accontentarsi di riempirla di inutili parole. Come lui.