Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
ONORE
 
 
 
 
Una parola forse un po’ antica, carica di dignità e rispettabilità.
Il secolo di padre Médaille teneva in gran conto l’onore della persona: per difendere il proprio onore ritenuto offeso si ricorreva perfino al duello; scelta estrema che però  ci rivela l’importanza della questione. L’onore non era un dato scontato: occorreva difenderlo e accrescerlo mediante un comportamento onesto, irreprensibile, sigillato dalla “parola data” e non ritirata, proferita appunto sul proprio onore.
Padre Médaille – che certamente aveva a cuore la buona reputazione della comunità delle suore - tuttavia non ne fa una questione di fondamentale importanza.
Perché allora l’abbiamo scelta?  Perché non è l’onore delle persone con la “p” minuscola a interessarlo, bensì quello delle Persone divine.
Troviamo galanteria in tutto questo? Qualcosa di cavalleresco?
Ebbene, già nei Regolamenti “una vita di santità vissuta in Dio, per Dio e davanti a Dio”, viene declinata in sei punti che iniziano tutti con questo incipit: “In onore di Dio Padre…di Dio Figlio…di Dio Spirito Santo…In onore del Salvatore Gesù…in onore della gloriosa Vergine Maria…in onore del loro  patriarca San Giuseppe…” (Regolamenti 11-16)
Sebbene il linguaggio risenta del tempo, dobbiamo riflettere sul nostro modo di concepire il “servizio” che siamo chiamati a rendere a Dio e il senso dell’onore che dovrebbe accompagnarlo. Molte volte lo sentiamo come un “dovere”, un “impegno”, “un obbligo”, e forse poche volte come un onore che ci è stato fatto. Padre Médaille invece lo sintetizza  e lo precisa ai nostri occhi richiamandoci proprio l’onore di poter essere dei collaboratori di Dio, la gioia di poterlo amare, di tradurre nella nostra vita un po’ di quella grazia che attingiamo alla sorgente, come la polverina dorata che rimane impressa sui nostri polpastrelli dopo averla maneggiata.
“In onore di Dio Padre…in onore di Dio Figlio…in onore di Dio Spirito Santo…in onore del Salvatore Gesù…in onore della gloriosa Vergine Maria…in onore del loro Patriarca san Giuseppe”.
E’ dopo aver esaurito ciò che doveva dire che giunge una sintesi: “In breve sarà loro costante impegno far vivere in sé e nelle loro comunità la vita di Gesù, Maria e Giuseppe…” (Regolamenti 17)
Solo vivendo così possiamo essere anche noi agli occhi di Dio delle persone di onore.
Non è bello pensare a questa reciproca considerazione? La Scrittura, che rimane il nostro testo di confronto preferito, ci conferma in questa ipotesi quando mette sulle labbra di Dio queste parole: “Tu sei degno di stima e io ti amo”. (Isaia 43,4) C’è uno scambio di apprezzamento, una valutazione in positivo che Dio non ritirerà più e che Cristo continua a ripetere al nostro cuore in ogni Eucaristia.
E’ vero che noi gli diciamo di non essere  “degni di riceverlo”, ma sappiamo bene che a Lui basta una parola…