Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
QUOTIDIANO
 
 
 
 
 
Proseguendo il discorso dal punto in cui lo avevamo lasciato, possiamo dire che il quotidiano è l’ambito nel quale la Provvidenza dispiega la sua azione.
Il passato è la memoria che custodisce gli avvenimenti, e in essi la fedeltà di Dio; il futuro è qualcosa che ci verrà solo come dono: “Non pensate mai al futuro, a meno che non sia in necessario rapporto con il presente, ma affidate tutto alla Provvidenza “ (Massima 69).
Invece il presente, il quotidiano, sono i confini dell’agire di Dio e del mio rispondere a Lui “obbedendo prontamente” alle sollecitazioni del suo Spirito (Massima 16).  La grazia da domandare a Dio riguarda il mio vivere quotidiano.
Di che cosa è fatto il quotidiano?
E’ fatto di attimi, di buon uso del tempo, riempito dall’adempimento del  nostro dovere.
“Applicatevi seriamente e totalmente a fare con perfezione la volontà di Dio nel momento presente, senza distrarvi a pensare a quanto vi sarà chiesto e indicato a tempo e luogo” (Massima 21).
Il quotidiano viene riempito “con la continua ricerca della sua presenza” (Massima 25), con il compimento “esatto e diligente di quanto vi sarà stato raccomandato”, “senza differirlo in altro momento per fare altre cose”  meno legate al nostro dovere ma  “più conformi alle nostre inclinazioni e ai nostri piccoli interessi” (Massima 65).
“Occupate bene il vostro tempo che è tanto prezioso non sciupandone neppure un minuto, consacrando e offrendo tutto  a Dio senza riserva, con intenzioni pure e sublimi”   (Massima 88).
In una sorta di “carpe diem” della grazia, padre Médaille ci invita a “cogliere le occasioni che si presenteranno per praticare “le virtù generali” nel loro grado più alto” (Massima 89).
La preghiera che Gesù ci ha insegnato ha come orizzonte l’oggi, il quotidiano.
“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.
La preghiera illumina il quotidiano e va a chiedere a Dio il pane dell’amicizia, le ragioni profonde del vivere.
La misura del paradiso in noi è il compimento preciso e generoso del nostro dovere quotidiano. Esso libera alla visita di Dio la piccola particella di umanità che noi siamo e ci stabilisce in una legge di amore. Compiere il proprio dovere quotidiano è accettare di rimanere dove si è perché il Regno di Dio giunga fino a noi e si estenda su questa terra che noi siamo. Nel nostro quotidiano passa il chiedere, il ricevere, il donare: è il triplice movimento che ci pone in mezzo, tra Dio e gli altri, fa di noi un luogo di passaggio delle cose, dei beni, della comunione che riceviamo dall’alto.
Se nel mio quotidiano questo flusso si interrompe, la vita si dissecca.
Vivere è fare di tutto ciò che ho un sacramento di comunione, diventando ricchi di ciò che abbiamo saputo donare. E’ la sapienza dei grandi spirituali di ogni tempo.
Il nostro ruolo è quello di essere dei buoni conduttori di vita, di cose che fanno vivere, di pane e di amicizia.