Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
TRINITÀ
 
 
 
 
 
 
L’abbiamo già ricordata parlando del Battesimo, ma non si può riflettere sulla spiritualità del Piccolo Disegno se non mettendoci sotto la luce di questo inesauribile Amore. In essa, la nostra spiritualità  trova la sua casa, la sua dimora.  La presenza della Trinità, negli scritti di padre Médaille, è persistente: nei Regolamenti, nelle Costituzioni, nel Piccolo Direttorio, come “pratica di devozione” al termine delle Massime di Perfezione, ed è il contenuto delle Proteste che le suore recitavano nel primo giorno di ogni mese. Prima ancora che un abito, un regolamento, un servizio caritativo, è la “professione di fede” nella Trinità che permetteva alle suore di riconoscersi, di sapere chi faceva parte del Piccolo Disegno (Lettera Eucaristica 8)  e quindi con chi poter condividere l’esperienza del “puro e perfetto amore”. La Trinità, mistero qualche volta stancamente recitato nel nostro Credo domenicale, era “professato” nella vita delle prime suore, si  incarnava nei dettagli della loro vita quotidiana. Padre Médaille ha scelto di mettere la congregazione sotto la protezione di san Giuseppe, dandole il nome di questo santo, ma subito dopo, quasi con un sorriso a fil di labbra precisa: “Sarà però consacrata alla Santissima Trinità increata: Padre e Figlio e Spirito Santo, e creata: Gesù, Maria e Giuseppe” (Costituzioni 28). E’ la preferenza accordata al dato della fede su quello della devozione.
Ci stupisce questa menzione di una duplice Trinità.
Non ne facciamo una fine disquisizione teologica per cogliere le differente “ontologiche” tra le due trinità, increata e creata. Padre Médaille vuole solo dirci che l’invisibile si rende visibile nella Santa Famiglia,  che l’increato viene al creato nell’amore che unisce tra loro Gesù, Maria e Giuseppe. Questo mistero diventa a tal punto palpabile, trasmissibile, che nei Regolamenti egli scrive: In breve sarà loro costante impegno far vivere in sé e in tutte le loro comunità la vita di Gesù, Maria e Giuseppe, in uno spirito di umiltà, dolcezza, rettitudine e semplicità, zelo e unione con Dio, fra loro e con ogni prossimo, rinnovando nel loro tempo lo spirito dei cristiani della Chiesa primitiva” (17). Dovrebbe farci riflettere questa frase che rintracciamo nelle Costituzioni quasi “en passant”: “Abbiano una venerazione singolare per il mistero della Santissima Trinità e la esprimano con atti di profonda adorazione, di annientamento e di amore…” (86). Ho lasciato di proposito la frase in sospeso per darci il tempo di pensare a dove le suore esprimessero questi “atti di profonda adorazione, annientamento e amore”. Il senso comune ci suggerirebbe questa risposta: in chiesa o in cappella.
Ora concludo la frase di padre Médaille: “la esprimano con atti di profonda adorazione, di annientamento e di amore ogni volta che vi penseranno o ne sentiranno parlare”. Questo può avvenire sicuramente durante la preghiera, ma anche nella conversazione con la gente, nel compiere le opere della carità. La Trinità ci accompagna, se noi lo desideriamo, se noi ne facciamo memoria. Il mistero dell’inabitazione trinitaria in noi non è fra i misteri più consolanti? “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv. 14, 23.) La Trinità è un abbraccio che stringe  e ci  protegge nella nostra esistenza nel tempo, e poi per l’eternità. Se noi lo desideriamo.