Liturgia


 
INTORNO A QUEL PANE
 
Mi sono affannato
a garantirmi un posto per sedere a quella mensa.
Ansioso mi ci sono poi accomodato,
nel dubbio di non aver ancora versato il giusto prezzo,
con lo scrupolo d’aver forse usurpato un posto.
E mi alzavo gonfio di me e ancora affamato di Lui.
Mi sono logorato
a guadagnarmi il diritto di entrare a quel convito.
Imbarazzato ho varcato poi la soglia,
nel timore di non aver ancora l’abito adatto,
con l’angoscia d’esser detto prima o poi clandestino.
E mi alzavo ebbro di me e ancora assetato di Lui.
Poi l’ho visto.
Sedere a tavola coi pubblicani,
lasciarsi onorare dalle prostitute,
toccare senza paura i lebbrosi,
dividere la sorte con i ladri,
chiamare amici i traditori.
E ho sentito
che se non ho meriti ma peccati,
che se non ho dignità ma miserie,
io sono l’Invitato a quella mensa.
Così torno a quel Pane senza affanno,
soprattutto quando sento di non meritarlo.
Perciò corro a quel Vino senza logorarmi,
specialmente quando so di non esserne degno.
Torno e corro beato perché invitato
a chiedere che sia detta, ancora una volta
quella irragionevole e incommensurabile
Parola di Misericordia.
E mi alzo sazio, di Lui,
e ne esco dissetato, da Lui.