Dentro il Carisma...


 
L'ALFABETO DI PADRE MÉDAILLE:
 
ZELO
 
 
 
 
 
 
 
Lo zelo è parola appartenente all’azione, la racchiude e la caratterizza.
“Mediante lo zelo di queste anime, la congregazione tende a provvedere a tutte le necessità spirituali e corporali del caro prossimo” (Costituzioni 44).
Lo zelo deve essere “sincero” (58), deve “estendersi per impedire il meglio possibile l’offesa di Dio” (99), le opere stesse sono definite “di zelo” (105) e “la congregazione le abbraccia tutte” (129).
Le suore “In onore di Gesù, grande zelatore della gloria di Dio suo Padre e della salvezza delle anime, devono essere ardenti di zelo…” (110, concetto ripetuto nel “concludendo” al n. 123).
Le Massime dell’Istituto riprendono questo contrappunto: “Nell’esercizio dello zelo caratteristico della vostra umilissima professione, imitate il fervore delle persone più zelanti e abbracciate col desiderio la salvezza e perfezione di tutti…” (Massima 8), ma senza montarci la testa perché “…nell’esercizio del vostro zelo non c’è nulla di buono, eccetto i desideri sereni e disinteressati della gloria di Dio, il quale si degna concederli a persone che non li meritano affatto. (Massima 82).
E’ lo Spirito che suscita lo zelo, e lo fa nel tempo e nel modo più opportuno:
“Abbiate un ’anima grande per la quale non conti nulla quello che non è Dio e abbracci con dolcezza e ardore le opere dello zelo quando lo Spirito Santo ve le ispira” (Massima 91).
Trasversalmente lo zelo percorre tutte le Massime, spinge a “compiere con diligenza e perfezione le azioni ordinarie e straordinarie”(Massima 90). Ci si potrebbe chiedere se lo zelo non rischia di diventare una misura eccessiva, esigente, un po’ oppressiva dell’esistenza, che sembra non trovare riposo o tregua nel suo agire. La risposta la troviamo in quella espressione quasi intraducibile: “sans empressement”. “Cercheranno di conservare la loro anima in una perfetta pace di cuore vivendo, per quanto sarà possibile con l’aiuto della grazia divina, senza agitazione e nell’equilibrio di tutte le passioni” (Costituzioni 68). L’agitazione non è lo zelo: essa può incidere sul risultato dell’azione, creare sovreccitazione, dispersione: è la porta aperta a tutto quello che può alterare la fedeltà alla grazia che invece opera nella dolcezza e nella pace del cuore. Attualizziamo? Essere zelanti non vuol dire fare un’infinità di cose insieme, ma portare bene a termine il lavoro iniziato, essere precisi, disponibili, capaci di relativizzare le proprie difficoltà e di non smarrire la speranza.
Lungi dall’essere una piccola virtù, la non-agitazione (passatemi il neologismo) è una virtù di resistenza ad ogni sorta di coinvolgimento troppo soffocante, ed è uno spazio minimo offerto alla riflessione. E’ una virtù molto umana, perché si fa compagna della nostra vita nella quale Dio ha rimesso tante cose al nostro giudizio. E’ una virtù cristiana, perché ci permette di lasciar passare le ispirazioni dello Spirito, senza cercare di “precederle” e permettere così a Dio di agire nella nostra vita per il nostro bene.
Ci credereste?  “Zelo” era l’ultima parola.
Siamo arrivati alla fine.