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LA MEMORIA NEGATA
 
 
 
 
 
 
La frase è stata incisa in trenta lingue diverse a Dachau, nome memoria di un bestiale campus dove l'uomo non valeva più nulla: “Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo”. Un'espressione che colpisce come un fendente coloro che si recano come pellegrini in quella terra. Eppure c’è chi coltiva il folle desiderio di raccontare al mondo che tutto questo non è stato. Laurent Louis, di professione avvocato e uomo politico del Belgio, è uno di quelli che la Shoah l'ha voluta negare a tutti i costi. Il reato di cui si è macchiato è il negazionismo e l'antisemitismo. Col primo, facendosi beffe delle tante prove che attestano questa maledetta barbarie, non riconosce lo sterminio perpetrato dai tedeschi a scapito di milioni di ebrei. Col secondo s'intende l'avversione nei confronti del popolo ebreo, fatta di pregiudizi e persecuzioni. E’ il dramma negato. Il signor Louis era finito al centro della scena per aver condiviso, sulla sua pagina Facebook, il sospetto che le famigerate camere a gas siano veramente esistite e che la Shoah sia una pagina di storia realmente scritta. In Italia il negazionismo è reato dal 2016, punibile con 6 anni di reclusione; la fomentazione dell'odio razziale con 4 anni di galera. Come dire che la memoria-negata diventerà a tutti gli effetti una condanna, perché l'uomo abbia tempo, anche modo, di rispondere ad una domanda: perché la memoria del male non riesce a cambiare l'umanità? Ci sono nomi che, oggi, si vorrebbe non fossero mai divenuti celebri, almeno per i motivi che li hanno portati sotto le luci della mala-fama: Dachau, Auschwitz, Treblinka, Majdanek, Westerbock, Birkenau. Cattedrali nelle cui navate di fuliggine si udì intonare l’annuncio del Super uomo: “Diventerai come Dio”. L'uomo che gli dette credito, s'imbruttì, abbruttendo l'umano e gettando dubbi su Dio:  “Ditemi, dov'era Dio ad Auschwitz?” La risposta: “E l'uomo, dov'era?» (W. Syron). In Belgio il verdetto nei confronti del signor Louis ha fatto notizia. Nessuna forma di reclusione per il reato di memoria-negata. Invece di stare chiuso in carcere, per cinque anni dovrà far visita ai campi di concentramento e, per ogni suo viaggio, sarà costretto a scrivere un testo che descriva le emozioni, gli stati d'animo, i moti del cuore che quella forzata visione gli procurerà: le docce chimiche, le sale di tortura, i muri di fucilazione, l'acredine dell'aria. Pubblicandoli sulla medesima pagina dalla quale amava proclamare con fallacia l'inesistenza di quei monumenti del male. Una forma inedita per fare espiare un reato ad una persona che si è macchiata di un crimine: invece della sosta obbligatoria nei parcheggi statali delle galere, convincersi che non c'è prigionia più fastidiosa dello stare faccia a faccia con i postumi del male. Siccome la storia scritta non si cambia, che almeno ciò che è stato scritto si ripeta meno volte possibile.