Dentro il Carisma...


 
VANTARSI
 
 
 
 
 
“Qualsiasi virtù riconosciate in voi, non allontanatevi mai dai sentimenti di un vero timor di Dio e pensate che i giudizi di Dio sono degli abissi e sono molto diversi da quelli degli uomini” (Massime di perfezione, XIII,11)
 
Arriva un momento in cui è possibile andare fieri delle cose su cui, da tempo, ci si sta giocando la vita, riconoscendo “la virtù” presente in noi. Giunge un’ora in cui vantarsi della “forma” che la nostra libertà sta prendendo non solo è ammissibile, ma addirittura necessario. E’ bello incoraggiarsi reciprocamente nel servizio che stiamo rendendo al Vangelo e dei segni della sua presenza nella nostra vita e in quella dei fratelli e delle sorelle.
Naturalmente – ci ricorda Padre Médaille -  c’è vanto e vanto e sappiamo bene come il nostro cuore sia capace di inorgoglirsi per cose non deprecabili, scivolando su una strada sdrucciolevole e lontana dalla logica del Vangelo. Egli conosce bene l’animo umano, e le fatiche, le rinunce che richiede il dedicarsi alla causa del regno; ammette che possiamo vantarci dei passi compiuti per amore di Cristo.
Serve una luce per giungere a essere felici — persino fieri — delle cose che umanamente desideriamo, per arrivare a leggere la realtà con sapienza, secondo parametri costruiti ai piedi della Croce e non fondati su logiche di successo e di prestigio. Guidato dallo Spirito, Padre Médaille giunge a una sintesi personale, che è paradigma per ogni discepolo del Signore Gesù, invitandoci: “non allontanatevi mai dai sentimenti di un vero timor di Dio”. Sotto la scorza di questa Massima c’è la teologia di san Paolo:
 
«Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza» (2 Cor 11,30)
 
Il Maestro Gesù, nel Vangelo, ricorre a un’immagine per spiegare come le cose che entrano in noi — nella nostra vita e nel nostro cuore — debbano essere interpretate con un occhio semplice, provvisto di vera luce. Altrimenti, è molto facile iniziare a leggere la nostra storia con tristezza e rassegnazione, oppure con esagerato ottimismo, ma in ogni caso ben lontani da quel realismo che la vita richiede e comporta. Oppure di valutarci secondo il giudizio “degli uomini”, che sono sempre opinabili. Allora?
 
«La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso;
ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso» (Mt 6,19-23)
 
Solo con occhi raggiunti dalla luce della Grazia, sappiamo affrontare i giorni accumulando tesori in cielo e non sulla terra, senza farci accecare dagli splendori effimeri di quaggiù. Vantandoci — senza diventare vanitosi — della gloria della croce, che è il “giudizio di Dio”, evidentemente un “abisso” e  “molto diverso da quelli degli uomini”.
Il destino che, insieme a tutti, siamo chiamati a riconoscere e ad abbracciare.