Dentro il Carisma...


 
DALL'INTERNO
 
 
 
 
 
 
“Respingete sempre e con estrema avversione ogni vanità, compromesso e infedeltà alla grazia, perché queste cose intaccano le buone opere e ostacolano il fluire della benedizione divina sul corso della vostra vita” (Massime Istituto, 10)
 
In queste parole c’è una dura presa di posizione da parte di Padre Médaille:  “Respingete sempre e con estrema avversione ogni vanità, compromesso e infedeltà alla grazia”.
Nessun compromesso, nessuna concessione, ma resistenza ad oltranza, a prescindere.
Possiamo cogliere un sentimento comune nelle parole di Paolo e del Signore Gesù, una certa rabbia nei confronti di quegli atteggiamenti che solo in apparenza indicano un rapporto autentico con Dio e con gli altri, mentre in realtà ne sono una triste smentita.
 
E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere  che egli è obbligato a osservare tutta quanta la Legge. Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione nella Legge; siete decaduti dalla grazia (Gal 5,3-4)
 
Padre Médaille teme che possiamo cadere nella logica  tipica di chi si  accontenta delle forme esteriori, di chi compie gesti che possono garantire — anzitutto ai propri occhi — di essere persone religiose.  La logica di chi pulisce  “l’esterno del bicchiere e del piatto”,  ma conserva un interno “ pieno di avidità e cattiveria” (Lc 11,39). 
Padre Médaille stigmatizza le forme religiose quando esse, anziché custodire ed esprimere la libertà di un rapporto fiduciale con Dio e fraterno con il prossimo, diventano fini a se stesse. Anzi, si trasformano in un pericoloso rifugio di ipocrisia, attraverso cui l’esterno diventa più importante dell’interno, l’apparenza più della realtà: “queste cose intaccano le buone opere e ostacolano il fluire della benedizione divina sul corso della vostra vita”. Attraverso il richiamo della Massima, ci chiede di verificare lo stato di salute dei segni che — più o meno coscientemente — definiscono la trama dei nostri rapporti con Dio, con gli altri, con le cose. Se siamo effettivamente liberi di andare al cuore delle cose, oppure stiamo abdicando il più bel frutto della Pasqua. Già, perché la libertà cristiana è una condizione in cui possiamo rimanere solo nella misura in cui siamo disposti a dare quello che siamo.
Dopo i primi, facili passi nella confidenza con Dio, rimanere liberi davanti al suo amore fedele esige che il nostro vivere come figli si traduca nel compito di saper offrire quanto possiamo tirare fuori dal nostro «dentro», cioè dalla nostra realtà, anche quando ci sembra poco e scarso. Contro i narcisismi e gli egoismi del cuore, la medicina è solo una: smettere di guardarsi allo specchio e provare a credere che quello che agli altri manca siamo proprio noi. E i doni che il Signore ha (già) posto nelle nostre mani, affinché li restituissimo.