Dentro il Carisma...


 
CIÒ CHE MANCA
 
 
 
 
 
 
“Scegliete di sopportare tutti i mali del tempo che il più piccolo dell’eternità, tutti i mali della natura che il più piccolo della grazia, perché ragione e fede vi insegnano che si deve vivere secondo questa verità” (Massime Istituto, 13)
 
Forse non siamo tanto persuasi che “ragione e fede vi insegnano che si deve vivere secondo questa verità” ma al principio di tanti nostri giorni — il lunedì in particolare — siamo raggiunti dal sospetto che manchi sempre qualcosa perché la nostra vita possa dirsi piena e felice. Preghiamo, ci mettiamo in ascolto e in servizio, sfoderiamo le migliori intenzioni del cuore. Eppure qualcosa in fondo all’anima resta irrisolto e incompiuto. Come un vuoto che resta. L’apostolo Paolo (Padre Médaille ha sempre un riferimento alla Scrittura), ci offre una chiave di lettura davvero sorprendente per questa comune esperienza, tutta ispirata al «mistero di Dio, che è Cristo» (Col 2,2). 
 
«Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento nella mia carne a ciò che dei patimenti di Cristo, manca, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (1,24)
 
C’è qualcosa che manca nella nostra carne da non leggersi sempre come il segno di un fallimento, ma come una chiamata a partecipare alla passione di Cristo unendo al suo sacrificio d’amore ciò che la vita ci chiede di vivere e di patire “sopportando tutti i mali del tempo”.  Talvolta si tratta solo di attraversarli. Naturalmente non si tratta di un atto di eroismo o di religiosa devozione, ma di un gesto d’amore che può nascere dal nostro coinvolgimento con la «carne» degli altri, fratelli e sorelle in cammino accanto a noi. 
La Massima di Padre Médaille è una fortissima provocazione a non perdersi in disquisizioni sul senso della vita, ma a restare teneramente rivolti alla situazione di chi —forse come noi — sta sperimentando il mistero del dolore, ed è sempre bisognoso di consolazione.  Del resto è sempre un’illusione credere che la custodia del fratello non sia un lavoro a tempo pieno, che la scelta tra il bene e il male non si imponga in ogni istante “del tempo”. Si viene smascherati facilmente, quando si cerca di usare la morale o i precetti religiosi per scansare l’arte del fare, del pensare, dell’agire secondo Dio.
Per completare, con atti di vero amore, quello che manca al giorno: noi. 
E allora si che “ragione e fede vi insegnano che si deve vivere secondo questa verità”.