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UN NUOVO INIZIO
 
 
 
 
 
 
 
Il mondo è in stato di parto: là dove tutti vedono sempre le solite cose, c'è chi ha occhi così buoni da intravedere cose tutte nuove. Che, poi, non sono cose diverse: sono le solite cose di sempre che al Suo passaggio, splendono di una luce tutta nuova: «Ha fatto risplendere la vita» (2Tm 1,10) è lo stupore di Paolo nel raccontare l'accaduto all'amico Timoteo. C'è un mondo che sta sotto i nostri occhi: è il mondo che vedono tutti. Dentro questo mondo, c'è tutto un altro mondo, un mondo in corso d'opera: è quello che il Battista, allenatosi a colpi di deserto e di rinunce, vuole a tutti i costi che la gente noti. Che s'accorga che la speranza è sempre in ripartenza: dal vecchio partorisce il nuovo e lo fa risplendere. Con ciò che è rotto – la gente dice: "Costa meno comprarne un altro che ripararlo". Invece il Dio restauratore s'intestardisce nel rimetterci mano.
"È inizio della Buona-Notizia" assicura l'evangelista Marco. Senti che forza se ne sta nascosta in questo preludio: «Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio». Quasi fosse un punto e a capo: il passato è passato, ora è tempo di voltare pagina. E, guarda caso, s'inizia con una notizia-buona, una Buona Novella: in un mondo di cattive notizie, a destare stupore è quella buona, che - date tempo al tempo - diventerà notizia di benedizione. "Benedire" è verbo di augurio: bene-dire è il contrario di male-dire. Dio, quando inizia, inizia dicendo bene di me: tra le notizie, è l'inaspettata. Anche la più feriale: giorno dopo giorno, passo dopo passo, Dio viene. Perderselo - «Viene» - è perdersi. Rischiare di non trovarsi più. Questo breve articolo è per dire che non si è mai abbastanza grati a chi, raccontando il Vangelo, lo fa mettendosi in disparte, perché la Parola di Dio risuoni libera in tutta la sua bellezza e in tutta la sua forza. E lo fa traducendo il Vangelo in parole buone, incoraggianti. Grati a chi si fa silenzio nell’annunciare la Buona Novella, mai servendosi di essa per fare risplendere le proprie parole. Piuttosto usando quest’ultime come umili ancella della Parola, dedite a lasciarla brillare senza filtri. A quelli che non temono di far sentire anche il peso, la durezza e l'asprezza della Parola, lasciandole tutta la sua capacità trasformante. Molti pur cercando la fede, finiscono con l'accontentarsi solo di parole.
Chi si infatua mollemente di pensieri ricamati.
Chi si inebria senza freni di intuizioni raffinate.
Chi si consola al calore di parole commoventi.
Chi addomestica un dolore con frasi accomodanti.
Chi si illude di colmare la fame dell’anima con portate di buone considerazioni.
E altrettanti a far della Parola il pretesto delle proprie parole.
Pericoloso mettere al centro le parole. Quelle passano.
La Parola resta.  E custodisce per sempre chi si fa suo servo, offrendogli un “nuovo inizio”,
una ripartenza.