Dentro il Carisma...


 
IL CORAGGIO DELLA NORMALITÀ
 
 
 
 
 
 
“Siate coraggiose nell’intraprendere quanto Dio desidera da voi e costanti nel portare avanti le vostre iniziative” (Massima 66)
 
Nella vita ci vuole coraggio. Coraggio di essere se stessi, di fuggire l’omologazione e il conformismo; il coraggio della solitudine, del cantare fuori dal coro, di abbandonare sicurezze e certezze come Abramo che lascia la casa paterna, la patria, la famiglia e parte verso un luogo sconosciuto; il coraggio di  tendere sempre alla verità dei propri atti e delle proprie parole. Il coraggio è la capacità di dare inizio a qualcosa anche quando vi sono difficoltà e opposizioni. Il coraggio crea futuro perché osa iniziare: è la virtù del cominciamento che coincide con una decisione contrastata. L’azione coraggiosa è sempre rischiosa, è esposta a pericolo, e una società come la nostra che moltiplica i sistemi assicurativi, che vuole estromettere il rischio, che cerca la sicurezza ad ogni costo è anche una società – e una mentalità pavida ed egoista molto diffusa – che espelle il coraggio dall’agire umano, lo rende inutile, non necessario. Il coraggio mostra che l’uomo è capace di trascendenza, di avere come fine non solo il benessere proprio e dei membri della piccola cerchia della famiglia, del gruppo, della tribù, della propria comunità, ma di saper mettere in gioco la vita per altri da sé.
Il coraggio è la forza (fortitudo nella tradizione latina, filosofica e cristiana) e volontà di decidere nella notte, ma la decisione coraggiosa, che ci giunge sempre come atto di una persona, ci colpisce come una rivelazione. E’ gesto che avviene nella notte, ma ha una forza creativa di una illuminazione, di un faro che indica una direzione e una via da percorrere. I gesti coraggiosi di persone che rischiano la vita o la perdono nel tentativo di salvare altri, ci colpiscono come sprazzi di verità e come rivelazioni del senso del vivere. Del resto il coraggioso mostra che chi ha un motivo per cui morire ha anche un motivo per cui vivere e non mette se stesso al di sopra di tutto, né cade in quella che alcuni oggi chiamano la religione della salute a ogni costo.
Padre Médaille scrive: “Abbiate coraggio!”, osate dire di no, fuggite la gregarietà, il fare come fanno tutti, osate disobbedire a tutto ciò che diminuisce l’umano, lo calpesta, lo avvilisce. Il coraggio è anche un gesto di rottura, è esercizio di libertà, ma è responsabile, diventa capacità di articolare libertà e dovere.
Il coraggio, come virtù del cominciamento, è chiamato a diventare perseverante; “siate costanti nel portare avanti le vostre iniziative”. Il coraggioso è colui che compie il proprio dovere con onestà e rigore, senza compromessi e cedimenti. In un clima sociale di illegalità diffusa, di volgarità imperante, di dispregio delle leggi, di furbizia eretta a sistema, il coraggio è coraggio della normalità, virtù dei tenaci, dei resistenti, dei perseveranti.