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NATALE, I GIORNI DOPO
 
 
 
 
 
 
Ogni cosa, a questo mondo, ha un prezzo. Compreso l’amore, naturalmente. E, anche se sembra assurdo a livello razionale, l’esperienza ci insegna che l’unica misura dell'amore è amare senza misura (S. Agostino). Il legno della capanna, infatti, è lì in agguato per ricordarci il legno della croce e rendere più scomodo questo Natale, che ci illudiamo di rendere più confortevole aggiungendovi frutta candita e bastoncini di zucchero e, a rendere tutto più indigesto, ci pensa il 26 dicembre. Il giovane Stefano apparteneva alla prima comunità cristiana. Quando essa crebbe, gli apostoli affidarono il servizi di assistenza giornaliera a sette ministri della carità, detti diaconi. Tra questi spiccava il giovane Stefano che, oltre a occuparsi dell'amministrazione dei beni comuni, si prodigava nell'annuncio della buona novella tanto da indurre i Giudei a catturarlo e portarlo nel Sinedrio, dove venne giudicato e condannato alla lapidazione. Santo Stefano, primo tra i martiri, ce lo ricorda invece con vigore. Per rendere testimonianza alla Verità che aveva sperimentato, ha pagato con il prezzo più alto, cioè con la vita. Natale, il giorno dopo, ci ricorda che anche nell’Anno Nuovo il cammino di discepolato riprende, per tenere alta sulla nostra vita la Parola del Vangelo. In realtà, però, ciascuno di noi è chiamato al martirio: forse non a tutti è richiesto di dare la vita, ma a tutti è domandata la testimonianza anche e soprattutto quando “costa” qualcosa, anche solo la perdita di un contatto favorevole oppure uno scherno. Perché «se uno non è disposto a morire per le proprie idee, o non valgono nulla le sue idee, o non vale nulla lui» (E. Pound): e qui abbiamo ben più di un’idea, abbiamo una Persona, che, per ogni cristiano che abbia deciso di seguirlo, è considerata fondamentale, per vivere appieno la propria esistenza.
C’è di più: non è solo fedele a Cristo fino alle estreme conseguenze, ma sceglie di farsi anche immagine di Cristo, perdonando i propri assalitori, ricevendo una visione beatifica del Cielo, perché il perdono, quello vero, è sempre frutto di Grazia, perché attinge alla sfera del sovrumano sublimando l’uomo oltre alla dimensione creaturale.
Tra loro, è presente san Paolo, con in mano i mantelli dei presenti, onde evitare che fossero da ciò intralciati nell’infliggere al diacono il suo supplizio (cfr. At 7,58). Ecco perché sono i giorni seguenti a spiegarci il vero senso del Natale, senza il quale rischiamo di assistere ad una festa monca  ed illusoria. Come la Pasqua, anche il Natale forma una sorta di Triduo, insieme con le giornate seguenti, in cui festeggiamo Santo Stefano e i Santi Martiri Innocenti: il fastidio della Parola e il fastidio della Presenza. Perché, oggi come allora, basta la presenza di Qualcuno capace di interrogare la vita, affinché se ne avverta la scomoda molestia.