Arte & Liturgia


 
UN SOFFIO SULLA BRACE
 
 
 
Bisognerà pure che nel campo dei dormienti qualcuno attizzi il fuoco nella notte. (Kafka)
Di solito nelle Natività Giuseppe sembra dormire, forse perché nei Vangeli è descritto come l’uomo che ascolta i sogni, oppure ha un volto perplesso e del resto come non capirlo! In questa rappresentazione invece Giuseppe attizza il fuoco e sta preparando del cibo!  Se potete fare silenzio e vi ponete in ascolto, riuscirete forse a sentire anche a casa vostra il cantico di Giuseppe dal mio presepe. Giuseppe canta il cantico della responsabilità  non con parole, ma solo con il quotidiano prendersi cura. Il cantico di Giuseppe è la prossimità affidabile, la sollecitudine per quello che serve, il rendersi disponibile anche per l’imprevisto. Il cantico di Giuseppe è la vigilanza che si prende cura della vita che gli è affidata, è la fatica e la fierezza, è la tenerezza e la discrezione, è l’affetto intenso e puro. Il cantico di Giuseppe è la libertà dall’amor proprio: non fa conto di sé e non pretende attenzioni, non è incline al lamento né al risentimento. Giuseppe porta la responsabilità e il suo cantico è nella quotidiana vigilanza e nella naturalezza del prendersi cura: “Mi è stato affidato, devo pensarci io. Che cosa faccio di straordinario?”.
Se spostiamo lo sguardo da Giuseppe, il quadro ci regala un’altra meraviglia: non è Maria a baciare il suo Bambino, è il Bambino che bacia lei … La fede è proprio questo: lasciarci “toccare” da Dio, lasciarci amare da Dio. Soltanto attraverso uomini toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini. Qualcuno ha scritto che “Lo sguardo che Dio posa sull’uomo ha la dolcezza di un bacio”: sentiamoci ogni giorno “baciati da Dio”. Questo amore scritto dentro di noi ci farà capaci di grandi cose, ci farà capaci di riamare.