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L'UOMO DELL'INCONTRO
 
 
 
 
 
 
Reduce dal suo viaggio in Cile e Perù, ancora una volta Papa Francesco dimostra di essere l'uomo dell'incontro, dunque anche dello scontro: ogni incontro, quando è sincero, genera uno scontro. Dallo scontro, poi, rifiorisce l'incontro: qualcosa di inatteso, di stupore improvviso, di spavento. Il primo incontro tra Papa Francesco e il popolo se ne sta ancora racchiuso nel grembo di una parola così semplice d'apparire quasi inusuale, fuori moda: Buonasera! Una parola bisbigliata a metà marzo ad una piazza in festosa attesa del suo pastore. Una porta si era appena chiusa, un'altra si stava aprendo. In quell'augurio si nascondeva la grammatica di Francesco, il Papa dell'incontro. Molto più della teologia – che pure serve per dare una forma al sapere – sono gli incontri a sconvolgere la vita: “Dio ti cerca, ti trova. Non te lo perdere, per non perderti”. È l'incontro di Cristo con Levi, dipinto dal genio caravaggesco: non è più un caso che in quella scena di pittura, intrappolata di luce, Francesco intraveda la sua vocazione. La sua personalissima ricerca del volto di Cristo, che riaccende nel volto di chi incontra. Chi ha incontrato personalmente Francesco racconta di una sorpresa: a colpire sono i suoi tratti tipici dell'umiltà e dell'inatteso. «Umiltà che deriva da un'indipendenza interiore: si permette di essere umile perché interiormente è indipendente» dice Annette Schavan, ambasciatore tedesca presso la Santa Sede. “Il potere dell'umiltà è sorprendente» dice Bartolomeo, patriarca ecumenico di Costantinopoli. Confessioni-ammissioni che nulla hanno a che vedere con una tentata beatificazione dell'uomo-Bergoglio. Le loro parole cercano di dipanare il segreto di un pontificato così semplice che, ai sapienti, pare banale. Quando, invece, l'evidenza è un'altra: «Riesce a far percepire alla gente la presenza di Dio in un modo immediato, concreto» (G. Weigel). Nel più fedele accasarsi alla tradizione ignaziana: ciò che importa non è conquistare una terra ma aprire un percorso, non occupare stanze ma aprire porte: educare al rischio significa educare al nuovo e bisogna avere il coraggio di fare cose nuove. Novità che filtrano attraverso la grazia di un incontro a quattr'occhi: «Si ha l'impressione, in quel momento, che il Papa si stia occupando proprio e solo di chi ha davanti». L'uomo e la donna, prima di tutto il resto, al cuore di tutto. Perché ogni teologia, che si dimentica dell’incontro, diventa incomprensibile: carta-straccia, lingua straniera, parola vuota.
Un dialogo di mani e di piedi è invece la teologia di Francesco.
Nulla è così radicale come un Dio che s'identifica con i più vulnerabili: «Dio sa che il suo popolo è imperfetto, ma non lo manda senza protezione». Materia semplice un incontro: eppure, per qualcuno, occasione di salvezza. Roba seria, attestazione evidente di una perpetua connessione sentimentale con il popolo.