Dentro il Carisma...


 
 
INDIFFERENTI PERCHÈ LIBERI
 
 
 
 
“Siate animate da sentimenti di indifferenza e di rassegnazione alla volontà di Dio, di confidente abbandono di voi stesse fra le braccia amorevoli della Provvidenza, di una affettuosa adesione a tutte le disposizioni del suo beneplacito in ogni circostanza della vostra vita”. (Massime Istituto, 96)
 
 
La vita ci chiede continuamente di decidere. E man mano che vai avanti, capisci sempre meglio il senso di quell’assonanza tra la parola decidere e la parola recidere: non si può scegliere senza tagliare. Ci sono scelte quotidiane più banali, ma ci sono anche scelte esigenti, decisioni da prendere per poter costruire qualcosa (Chi di voi, volendo costruire una torre…) o decisioni per lottare contro quello che non ci aiuta a vivere. Facciamo fatica a deciderci nella vita perché ordinariamente non siamo liberi. Ci sono legami che troppo spesso ci legano. Se i legami diventano un imperativo imprescindibile, l’accento si sposta: lègami! E allora i legami non sono più sani. Posso decidere di prendermi cura dell’altro e di mettere la mia vita a servizio suo, ma devo averlo scelto io! Se quel legame lo subisco, allora mi tiene schiavo. Facciamo fatica a deciderci poi perché pretendiamo di conoscere già le risposte e non ci lasciamo interrogare onestamente dalla vita: Gesù chiede al discepolo di camminare dietro di lui, non verso di lui. Chi va verso qualcuno o qualcosa ha già deciso la direzione, chi si mette dietro si lascia portare. Anche nella vita di fede, il credente smette di essere libero quando pretende di sapere già tutto su Dio. Facciamo le nostre scelte e poi pretendiamo che Dio le abiti: andiamo verso di lui. Gesù invece ci invita a metterci dietro, ci invita a guardare dove mette i suoi piedi e a lasciarci sorprendere. Il discepolo autentico dunque è colui che continuamente si libera per poter decidere. Ignazio di Loyola usava un termine un po’ curioso: per scegliere, dice Ignazio (e padre Médaille lo ribadisce), occorre rendersi indifferenti. Se nel cuore, magari nascosto tra le onde, hai già deciso dove vuoi andare, è inutile fare finta di dover ancora scegliere. La libertà passa anche attraverso la nostra nudità: possiamo deciderci solo quando ci siamo spogliati. Non può passare inosservato questo legame che Gesù costruisce tra la croce e le decisioni: Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me. Il discepolo che si libera e decide è un uomo che porta la croce. La croce perciò non è la sventura che ci cade addosso e che dobbiamo pazientemente abbracciare. La croce è il criterio delle scelte secondo la logica del Vangelo e non del mondo. Dio è un Dio del portare. Il Figlio di Dio ha portato la nostra carne, dunque la croce, dunque tutti i nostri peccati, procurando con questo suo portare la riconciliazione. Siamo chiamati continuamente a scegliere e dunque siamo chiamati continuamente a portare (a prendere su di noi) un criterio; e se non portiamo la croce come criterio, porteremo inevitabilmente un altro criterio sicuramente più pesante, quello del nostro io che ci siamo scelti da soli.