Arte & Liturgia


 
IL SERPENTE DI BRONZO
 
Michelangelo Buonarroti
(1512-1516)
 
 
In uno dei pennacchi del soffitto della Cappella Sistina, Michelangelo affresca l’episodio de Il Serpente di bronzo tratto dal libro dei Numeri. Nel deserto, durante il cammino verso la Terra Promessa, gli ebrei di fronte alle difficoltà del viaggio imprecano contro Dio che li punisce inviando nell’accampamento dei serpenti velenosi. Numerose sono le morti provocate dagli animali: gli ebrei implorano allora Mosé di intercedere presso Dio, il quale accogliendo la sua preghiera, chiede che sia innalzato un serpente di bronzo. Chiunque morsicato dai serpenti avesse guardato verso il serpente, si sarebbe salvato. L’episodio è la prefigurazione dell’innalzamento di Cristo sulla croce secondo quanto riporta il Vangelo di Giovanni: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che si innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”. Michelangelo divide lo spazio in tre parti. A destra il groviglio di corpi ammassati dei dannati, stretti nel morso dei serpenti. Appaiono come un’umanità disperata, un grovigli odi teste e di membra che grida e si contorce in un indescrivibile tumulto.
A sinistra la schiera composta dai salvati. Alcuni di loro dopo aver lottato con i serpenti sono ormai privi di forze e si aiutano gli uni gli altri. Ma tutto è nella pace.
Al centro il serpente di bronzo, issato sul palo., prefigurazione del sacrificio di Cristo sulla croce, con il quale redime l’umanità.