Arte & Liturgia


 
L'ICONA DELL'AMICIZIA
 
 
 
 
«Non vi chiamo più servi… Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi». Gv 15,9-17
 
Tra le forme dell’amore, vi è l’arte dell’amicizia: una strada in salita che può toccare vette altissime e rischiare tonfi clamorosi, se non è generosa e gratuita. L’amico è una delle immagini  contenute nel Vangelo per capire quale sia il tipo di relazione desiderato dal Signore. Ci viene in aiuto un’antica icona, dove Gesù è rappresentato con San Mena, abate del monastero di Alessandria. Un gesto di pura immaginazione, col pregio di mettere i due personaggi sullo stesso piano e di far vedere un Gesù caloroso, senza timore di toccare l’amico e senza volontà di piazzarsi un gradino sopra.  Si può pure raccontare quanto siano significative le orecchie grandi (per dare ascolto) e le bocche piccole (per parlare con prudenza), oltre agli occhi grandi (per avere uno sguardo nuovo) e al lieve strabismo (per tenersi meglio d’occhio). Sono, però, dei dettagli appena percepibili, rispetto a ciò che si coglie subito: il braccio di Gesù, capace di avvicinare e di stringere a sé. Più che nell’icona, è nei Vangeli che Gesù, in particolare nei suoi ultimi giorni, dà modo di meditare su cosa sia l’amicizia. Anzitutto quando, prima di ridare vita a Lazzaro, scoppia a piangere («Guarda come lo amava!», notano i Giudei). Più avanti, il Signore ricorda i doni preziosi che si fanno all’amico: la disponibilità a dare la vita per lui («Nessuno ha un amore più grande di questo») e la fiducia («Tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi»). Cioè l’impegno a mettere in comune ogni informazione poiché si stima l’amico all’altezza di capire, di valutare e di apprezzare Tuttavia i Vangeli mostrano che, a questi due picchi di amicizia, seguono le cadute, la prima delle quali si verifica durante la cattura nell’orto, quando Gesù, incontrando Giuda, lo chiama «amico». Nello stesso istante – fa esperienza dell’ambiguità dei segni, se un bacio può servire non a dire affetto ma a consegnare alle guardie. Senza sane fondamenta non sta in piedi, l’amicizia. E ha bisogno di manutenzione e di consolidamento, per tenere sempre alte la qualità e la fedeltà.