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PER RICORDARE ALDO MORO
 
 
 
 
 
Come accade solo per rari eventi – l’attentato a Falcone e a Borsellino o l’11 settembre – tutti ricordiamo con precisione che cosa stavamo facendo al momento di ricevere la notizia del rapimento dello statista pugliese e dell’uccisione della scorta, di cui ricordiamo  i nomi qui di seguito, perché non siano, come provocatoriamente ha titolato il «Corriere della sera» del 16 marzo, vittime di terza classe. Sono i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci, i poliziotti Raffaele Iozzino, Francesco Zizzi e Giulio Rivera. Nemmeno due mesi dopo, ed ecco la crudezza di quel cofano della Renault 4 aperto in via Caetani a imprimersi nella retina: ma siamo in grado di andare oltre? Perché ricordare Moro solo per quanto le Brigate Rosse gli riservarono è ucciderlo un’altra volta. Non basta l’emozione: la tragica fine di Aldo Moro deve costituire per tutti un rinnovato impegno civile.  
Aldo Moro può essere considerato un martire?
Aldo Moro non fu ucciso « in odium fidei, in odio alla fede, perché furono altre le dinamiche in atto, ma in un certo senso fu un martire, un «testimone». Moro fu un vero cristiano e non a caso, la Chiesa lo indica già ai fedeli come «servo di Dio». Il beato Paolo VI ce lo disse fin dal giorno successivo all’eccidio: Moro «era uomo buono e savio, incapace di fare male ad alcuno; professore molto bravo e uomo di politica e di governo, persona di grande valore, padre di famiglia esemplare, e ciò che più conta era un uomo di ottimi sentimenti religiosi, sociali ed umani». Papa Francesco ospite della parrocchia francescana di San Gregorio VII a Roma, dove presenziò a un incontro promosso dall’associazione «Libera”, ascoltò in silenzio – 842 nomi di uomini, donne e bambini (ben 82) vittime della mafia. Poi Francesco prese la parola, condividendo la speranza «che il senso di responsabilità piano piano vinca sulla corruzione, in ogni parte del mondo. E questo deve partire da dentro, dalle coscienze, e da lì risanare, risanare i comportamenti, le relazioni, le scelte, il tessuto sociale, così che la giustizia guadagni spazio, si allarghi, si radichi, e prenda il posto dell’illegalità».
Può diventare il nostro impegno anche facendo memoria di Aldo Moro, servo di Dio, vittima dell’odio.