Dentro il Carisma...


 
LA CARITÀ NON SI GONFIA
 
 
 
 
 
“Quando lavorate per il prossimo, fatelo con un amore molto disinteressato, che non attende nessuna ricompensa per i suoi servizi e non cerca altro bene che assisterlo e di piacere nello stesso tempo a Dio” (Massima55).
 
“La carità è paziente, non si vanta” (1 Cor. 13,4)
La carità tutto copre, tutto crede, ma anche tutto “pazienta”. C’è l’amore che procede per folate, fiammate improvvise, tutta una serie di folgorazioni, con preoccupanti cedimenti e stanchezze altrettanto repentine. C’è molto entusiasmo iniziale, epidermico, parecchio sfarfalleggiare, perfino la ricerca del sensazionale nella pratica della carità di certe persone. Esaltazioni sospette, seguite da inevitabili disincanti. La carità “una tantum” non fa parte della strategia di padre Médaille.  Non gli sta bene l’ impegno 24 ore su 24 per un po’ e poi la latitanza quando si tratta di assicurare un servizio continuato, regolare, poco appariscente. Molti sembrano voler collezionare emozioni più che voler abbracciare un impegno o accollarsi un compito all’insegna della continuità.
L’amore verso il prossimo ha bisogno della pazienza per non lasciare spegnere la fiamma, specialmente quando tira aria gelida, per continuare a cercare “il bene di assisterlo e piacere nello stesso tempo a Dio”. E che dire dell’amore “molto disinteressato, che non attende nessuna ricompensa per i suoi servizi”? Per comprenderlo e poi viverlo, è necessario che si spengano le luci della ribalta, si chiudano i microfoni e i taccuini, venga azzerato il volume degli altoparlanti, cessi il concerto fracassone, si interrompano le marce trionfali, perché si possa percepire la melodia silenziosa di tanta carità nascosta, seminata sotto la dura crosta del mondo.
La vera generosità è discreta, rispettosa, e comporta il rifiuto del palcoscenico.
La dedizione autentica è “molto disinteressata”.
L’amore che padre Médaille consiglia, viaggia in incognito, circola sotto copertura, scorre in modo discreto, si riveste di umiltà. Non sente il particolare bisogno di farsi pubblicità, basta poterlo intuire, sospettarne la presenza. Quando l’amore di carità esce di casa e va a raccontarsi, esibirsi, auto esaltarsi, concedersi all’ammirazione, provoca l’applauso, quello che “esce” non è l’amore, ma l’orgoglio, accompagnato dai parenti stretti quali la vanità, la spocchia, l’ambizione, la ricerca di sé. E’ il travestimento della carità più grossolano e indecente. Il test di autenticità al quale padre Médaille sottopone la vera carità verso il prossimo è il disinteresse: la riconoscerete senza equivoci quando la vedremo nella compagnia rassicurante della modestia.
Quello che rimane, dopo questa opportuna operazione di sgonfiamento è l’amore.
Quando c’è.