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SEGUENDO IL TOMTOM DEL PAPA
 
 
 
 
 
Ormai la geografia italiana di Papa Francesco ha preso contorni precisi. All'inizio si poteva pensare che si trattasse di episodi più o meno casuali, ma ora le ultime mete raggiunte hanno tracciato un itinerario piuttosto chiaro: Barbiana e Nomadelfia, Loppiano e Molfetta, Bozzolo e San Giovanni Rotondo. Tutti luoghi di testimoni ­- e testimoni ecclesialmente scomodi.
Le uscite di Bergoglio - pontefice della «Chiesa in uscita» - non sono dunque soltanto dovute ad emergenze umanitarie (Lampedusa, Amatrice) o sociali (Scampia, Sibari), oppure a visite pastorali (Cagliari, Genova, Bologna, Milano...) in cui comunque c'è sempre stato spazio per incontri ravvicinati con i poveri o gli emarginati; un messaggio indubbiamente più sottile e più "spirituale" orienta il navigatore papale verso destinazioni non solo periferiche, ma anche nettamente caratterizzate dalla presenza di un "profeta".
Non crediamo che tali scelte siano un mero risarcimento delle passate persecuzioni riservate dalla Chiesa ai personaggi (molto diversi tra loro) sulle cui tombe Papa Francesco si è recato a pregare: Chiara Lubich - per esempio - non fu certo osteggiata dalle gerarchie, e anche padre Pio (che pure patì le sue da alcuni superiori) fu poi "risarcito" da un seguito popolare straordinario. D'altra parte la vicenda di don Milani è ben lontana da quella di don Zeno, e l'esperienza di Tonino Bello non si può certo sovrapporre a quella di Mazzolari... No, ci dev'essere qualcos'altro che guida in questi luoghi il Tomtom del Papa. E qualcosa che riguarda la Chiesa italiana. È logico infatti pensare che lui, vescovo straniero, per le sue visite non istituzionali scelga mete particolarmente significative, esemplari: per sé, ma indirettamente anche per gli altri. Questi posti, tra i tanti possibili nella ricca realtà cattolica italiana, sono dunque quelli che Bergoglio reputa più "utili" al suo ministero, più vicini alla sua idea di cristianesimo. E che cosa li accomuna, così diversi come di fatto sono? Li unisce solo il fatto di essere stati abitati da persone che hanno interpretato in modo profondo ma anche originale la fede, distaccandosi dalla tradizionale pastorale in uso nella Chiesa italiana. Questi "profeti" hanno indicato una maniera diversa di annunciare il Vangelo: meno gregaria, più innovativa, senz'altro più coraggiosa. Non si sono adeguati agli schemi abbondantemente sperimentati dalla tradizione, sono andati oltre addossandosi anche - in qualche caso - il rischio di essere puniti o esclusi.
Il Papa che va a pregare proprio e solo da Milani e Mazzolari, Lubich e Tonino Bello, Zeno e padre Pio è un indice puntato verso un obiettivo che gli piacerebbe adottato ancora oggi dalla Chiesa di casa nostra a confronto di altri che invece si continuano a replicare.