Dentro il Carisma...


 
IL MISTERO DI QUEI TRENT'ANNI
 
 
 
 
 
“O Gesù, hai dedicato poco  più di tre anni al ministero pubblico della predicazione del tuo santo Vangelo, mentre hai trascorso il resto della tua vita nell’obbedienza e nel nascondimento. La vita nascosta e sottomessa deve avere in sé delle divine bellezze dal momento che l’hai amata così teneramente e professata tanto a lungo”. (Padre Médaille, Esercizi in forma di preghiere)
 
“Tanto a lungo” da durare trent’anni. Pazzesco! Qualcuno direbbe anche “indecente”, “inutile”. Perché mai Dio, che aveva e che ha talmente tante cose da fare per impedire al mondo di affondare, ha deciso nell’arco dei suoi trentatré anni trascorsi sulla terra di passarne ben 30 “nell’obbedienza e nel nascondimento”? A partire dalla sua incarnazione a Natale, Dio compie l’atto più incredibile che ci sia. Lui, l’illimitato, l’increato, si fa creatura per amore, si fa bambino, viene ad abitare questo mondo. Nessuna “utilità” in questo; semplicemente ci ama e questa è la prima delle “delle divine bellezze” che Padre Médaille ci chiama a contemplare. Gesù non ci chiede nulla in cambio, semplicemente viene, ci ama e si offre al nostro amore. Dio si prende del tempo; ben trent’anni anni di “vita nascosta e sottomessa” di cui i suoi genitori sono stati i primi testimoni. Trent’anni per crescere e comprendere la volontà del Padre. Eppure la sua nascita non era stata annunciata dagli angeli? Una stella non aveva forse guidato i magi verso il luogo dove si trovava il bambino? Ed Erode non aveva fatto di tutto per impedirgli di crescere? Decisamente le “divine bellezze” racchiuse in questi anni a Nazaret sfuggono alla frenesia della nostra epoca. Rileggere i Vangeli di Natale è come entrare in un’altra epoca, in un altro tempo.
Oggi attraverso gli smartphones, le notifiche, le mail, le  notizie di attualità ci sommergono regolarmente, costringendoci a vivere in un tempo accelerato, dove ogni minuto è contato e superato in modo frenetico. Padre Médaille ci suggerisce di contemplare un altro modo di vivere il tempo, sapendo che  “per ogni cosa c’è il suo momento, c’è un tempo per ogni cosa sotto il cielo” (Qoèlet 3,1). C’è un tempo “per la guerra e un tempo per la pace”. Il tempo della guerra è ben visibile, ma dov’è il tempo per la pace? Dov’è il tempo “per amare”? Cosa ne sappiamo di quella vita interiore “amata e così teneramente professata tanto a lungo”da Gesù? Non abbiamo più l’ esperienza della sua forza, della sua capacità di ricostruirci le energie per lottare contro lo svuotamento a cui siamo sottoposti. Eppure è a questa sorgente che attingono coloro che riescono a mantenersi sereni e fiduciosi in mezzo alle urgenze e ai problemi del nostro tempo. Forse sono proprio loro i saggi che hanno scoperto il segreto di questo invito di Padre Médaille ad imparare a contemplare “le divine bellezze” racchiuse in questa vita nascosta “con Gesù”, per re- imparare che si può amare il mondo in modo diverso dal solo combattere per lui. Di imparare nuovamente ad accogliere l’infinito dono che Dio ci ha fatto di sé, il “resto della sua vita”  da Betlemme, fino a Nazaret. E poi ancora, per sempre.