Arte & Liturgia


 
L'ONDA E LA MONTAGNA
 
Hokusai
(1760 - 1849)
 
La prima impressione di chi arriva in Giappone guardando dall’aereo è la visione di isole piatte che fluttuano su un mare chiarissimo, come zattere che affiorano appena, a pelo d'acqua.  L'unica sagoma che emerge è quella di un vulcano, il cono perfetto del monte Fuji.  Un'insieme di linee pure, di contorni netti e definiti. È la stessa visione che ritroviamo nelle stampe dell'artista geniale e travolgente che fu Hokusai. Qui, il Fuji spicca al centro della scena, col suo colore di un ruggine acceso, che diventa più scuro sulla cima, in contrasto col bianco immacolato della neve. Il sole illumina le pendici, ricoperte da un fitto bosco di un verde cupo, mentre il cielo azzurro, è solcato da candidi banchi di nubi. Per lui, fervente shintoista, il Fuji è la montagna sacra, il simbolo di tutto il Giappone, lo sfondo perfetto per cogliere i diversi momenti della vita degli uomini, che vivono e lavorano alle sue pendici. Lo stile è quello tipico delle stampe giapponesi. A ispirarlo è l'amore per la vita e la voglia inesauribile di raffigurare tutto quello che vede: le scene più comuni del quotidiano, i piccoli episodi di tutti i giorni, così come i ritratti delle geishe, degli attori di Kabuki o dei lottatori di sumo.  Lo stupore, con cui guarda il mondo, non lo abbandonerà mai. Hokusai non si sentiva mai realizzato; a ottantotto anni, scriveva: “Se il cielo mi desse ancora cinque anni di vita, potrei diventare un grande pittore”.  Il destino gliene darà uno solo. Morirà dopo avere composto il suo ultimo haiku:  “Anche solo come anima, staccata dal corpo, me ne andrò, per diletto, sui prati d'estate”.
Guadare queste pitture è per noi un invito a staccare gli occhi dalle urgenze nella quali la vita ci strattona per posarli sull’essenziale, a cui le linee definite di Hokusai ci richiamano.
E trovare un po’ di quiete.