Dentro il Carisma...


 
VENIRE ALLA LUCE
 
 
 
 
 
“Non considerate mai gli imprevisti, per quanto spiacevoli,  come contrarietà, ma riteneteli molto utili e necessari alla vostra vita” (M.Perfezione, VII, 3)
 
Portiamo in noi attese e inquietudini, quelle incomprensibili pause che ci chiedono di pazientare ancora un poco sviluppano dentro di noi un’enorme varietà di sentimenti. Tutti legati in qualche modo a ciò che, in fondo al cuore, stiamo da sempre aspettando. Ogni attesa è inevitabilmente condizionata dall’evolversi delle cose attorno e davanti a noi e dal disegno che in esse riusciamo a scorgere. Una cosa è gridare per una colica renale, altro è farlo in occasione di un parto per mettere al mondo una vita. Ci sono avvenimenti – apparentemente contrari, imprevisti, contrastanti i nostri progetti, che qualche tempo dopo si rivelano come provvidenziali. Ci sono passaggi dolorosi e sofferti che qualche tempo dopo si rivelano come una chiamata a “venire alla luce”. Nel Vangelo c’è una immagine naturalissima che Gesù usa per esprimere tutto questo:
 
«La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché é venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo» (Gv 16,21) 
 
 
A noi, talvolta spaventati e fragili, che viviamo lo sgomento per le situazioni di ostilità che a volte si vengono a creare attorno, sono rivolte queste parole di Gesù e la massima di Padre Médaille. Per questo ci invita a non concentrare l’attenzione solo sull’amarezza, sulla delusione, sentimenti capaci di colmare in poco tempo tutto lo spazio del cuore, paralizzando le risorse della nostra razionalità e soffocando la speranza. La sofferenza e il dolore non sono esperienze sterili, ma finalizzate a una misteriosa felicità che sta per realizzarsi, come succede a una madre, quando la sua gioia non può che compiersi tra il dolore del parto. Quando ci capitano avvenimenti non calcolati e non desiderabili, rischiamo di far funzionare male quell’organo stupendo e delicato che è la nostra memoria. Tendiamo a ricordare solo i sentimenti di paura e sprofondiamo in fretta nel buio e nella solitudine. Questo, in fondo, è lo spavento più grande che conosciamo, il timore che qualcuno o qualcosa possa toglierci ciò per cui abbiamo sorriso e reso grazie. Qui si inserisce la voce di Dio, capace con il suo grande amore di ricordarsi sempre di tutto e di tutti, non assolutizzando mai un segmento della storia come invece facciamo noi a causa del nostro egoismo. Le sofferenze non cercate ma accolte, infatti, nelle mani di Dio diventano passaggi nei quali qualcosa di nuovo può venire alla luce. Una gioia più grande.