Arte & Liturgia


 
IL PROFETA ELIA E LA VEDOVA DI SAREPTA
 
Bernardo Strozzi, 1630
 
L’anziano è poveramente vestito e ha in mano il bastone del viandante; arriva da lontano e stende la mano ad una donna che lo guarda e lo ascolta con attenzione. Tra di loro vi è un bambino dallo sguardo triste che porge all’anziano una scodella, quasi a chiedergli l’elemosina. E’ questo bambino a dare un senso a tutta la scena, poiché è chiaro che questo nuovo venuto si sta rivolgendo ad una vedova e a suo figlio che sono a tutti gli effetti dei poveri. La donna tiene le mani su una brocca e su un contenitore quasi a proteggerli. Le mani sono messe in evidenza in un decoro molto semplice, quasi buio, dove solo gli occhi brillano e danno luce. Lo sguardo della donna è in contraddizione con i suoi gesti; non solo ella non manifesta paura, ma guarda il vecchio con compassione e dolcezza. E’ il profeta Elia, in fuga dalla regina Gezabele che lo cerca per ucciderlo. Assetato e affamato Elia arriva a Sarepta presso una vedova e il figlio. Ella gli offre l’acqua da bere, ma quando il profeta pretende di avere anche una focaccia, lei gli fa presente la sua estrema povertà: la farina basta solo per lei e per il figlio. Dietro l’insistenza del profeta, cuoce la focaccia e gliela offre. Il gesto provoca il miracolo; la farina e l’olio non verranno mai meno in questa casa dove è stata praticata l’accoglienza.
L’episodio è narrato nel 1 libro dei Re, capitolo 17