Dentro il Carisma...


 
PAROLE DI FUOCO
 
 
 
 
 
 
“Rallegratevi in ogni cosa della sola gloria di Dio da chiunque venga promossa. Sbagliano le persone zelanti che vogliono fare tutto direttamente o con l’aiuto degli appartenenti alla loro associazione, e non tollerano che altri riescano nelle iniziative e nell’impegno che si assumono di far conoscere e glorificare Dio. Chi vive di questi sentimenti è molto lontano dal puro amore di Dio e dalla vera umiltà, la quale rende una persona che vede gli altri promuovere la gloria di Dio, più contenta e più soddisfatta che se ne fosse lei la promotrice. (Massime della purezza di intenzione, 4)
 
Parole di fuoco, degne di essere scritte a caratteri cubitali sui manifesti da appendere nelle aule dove si riuniscono i consigli parrocchiali, pastorali, le direzioni delle associazioni ecclesiali, ma che stanno bene anche sulla parete della mia cameretta. Leggendo questa Massima, a te caro amico/a, come a me, saranno venuti in mente quei gruppi che nella Chiesa rivendicano una superiorità sull’altra grazie al proprio leader carismatico, al guru prestigioso, al maestro indiscusso, alla guida di sicuro affidamento a cui consegnarsi ciecamente. Colmi di indignazione ci verrebbe da borbottare “che razza di parrocchia…”,  ma è meglio non farlo, perché  padre Médaille ci fulmina con una occhiata ironica attraverso la quale ci fa intendere che prima di scagliare la prima pietra sarebbe il caso che ci guardassimo un po’ dentro. Parole scritte “oggi”, per me quando credo di lavorare per la gloria di Dio e di farlo meglio degli altri. Il giudizio è “scarso”, “dilettante”, “lontano” anzi “molto lontano dal puro amore di Dio e dalla vera umiltà”.
Piccola, fatti più in là, non occupare il centro che deve restare del Protagonista assoluto. La ricerca della gloria di Dio richiede umiltà, chiede che i personaggi abusivi sappiano scomparire, sgombrare il campo, togliersi di mezzo, non misurarsi tra loro in una competizione assurda. Nella Chiesa i settarismi, i particolarismi, gli esclusivismi costituiscono la negazione del vero spirito di comunione. Fra le righe della Massima mi sembra di leggere un senso di amarezza sperimentata, come se padre Médaille dicesse: “Che peccato quando questo succede”.
Che peccato quando tutte quelle ricchezze, quei doni, quelle energie, invece di diventare patrimonio condiviso nell’amicizia, alimentato nella fraternità, partecipato nella gioia, vengono impiegati individualisticamente, sfruttati a scopo di sciocca competizione. Quando questo avviene, quante potenzialità inutilizzate (o usate male), quante risorse vengono dilapidate per fini futili e in polemiche sterili.
Ci patisce padre Médaille nel vedere queste cose, e ci mette in guardia. Mette in guardia proprio “le persone zelanti” e senza mezzi termini dice che se si lasciano guidare dall’intolleranza (“non tollerano”) “sbagliano”. Con tutto quello che c’è da fare, con problemi che necessitano di procedure d’urgenza, possibile che ci si debba attardare in dispute infantili? Sappiate mettervi in discussione, invita padre Médaille, evitando di assumere atteggiamenti arroganti o di superiorità sugli altri. Così la pensano i santi, che combattono la mediocrità stimolando, contagiando, accendendo i sentimenti migliori.
Padre Médaille ha certamente patito per l’unità della Chiesa, ma non è vissuto appartato, non ha amato le conventicole: ci invita a gettare il fuoco al centro, senza appartarci facendo gli imbronciati. Un programma pastorale in poche righe, parole di fuoco nel buio dell’intolleranza.