Arte & Liturgia


 
RUT E BOOZ
 
George Frederic Watts (1835-1837)
 
Un quadro campestre, una scena di fienagione a fine giornata quando il sole declina e le ombre si allungano sul terreno. Due uomini sono chini sul campo perché il lavoro si compie con la falce; due sono in piedi e il proprietario dà ordine ad un servo che lo saluta. Una giovane donna avanza verso di noi, discreta, con occhi bassi: essa porta un pugno di spighe sulle sue braccia, ma la sua mano destra è vuota, e non ha nessuno strumento per mietere.
Questa spigolatrice è Rut la moabita, l’eroina di una storia di stranieri e di successioni. Una ricca famiglia ebrea, per fuggire alla carestia si installa nel paese dei moabiti. I ragazzi sposano delle moabite, tra le quali Rut. Nel corso di una decina di anni tutto va bene, ma poi i due figli muoiono e Noemi, la madre, resta sola e vedova. Decide così, per fuggire la povertà, di fare ritorno in Giudea. Rut accetta di seguirla in una terra che non è la sua, cercando qualcosa che consenta ad entrambe di sopravvivere. Booz si innamora di lei e dà ordine ai suoi servi di lasciarla spigolare nei suoi prati. Infine la sposerà, entrando nella linea della discendenza dalla quale nascerà il Messia.
Tutto in questa storia respira di determinazione e semplicità che il pittore sa mettere in rilievo attraverso la luce dolce, i colori caldi, in una composizione in cui gli eroi si voltano le spalle, poiché sarà solo la libera scelta di ciascuno di loro che permetterà l’avverarsi dell’alleanza.