Arte & Liturgia


 
MOSÈ SALVATO DALLE ACQUE
 
Nicolas Poussin (1638)
 
Abbiamo qui rappresentata la prima versione dell’episodio della vita di Mosè che Poussin tratterà a più riprese. Per lui era un pretesto per accostare un tema che gli stava a cuore: gli azzardi del destino e i disegni della Provvidenza.
Il ritmo del quadro mostra una serenità antica; la composizione è equilibrata, i personaggi formano una piramide di fronte ad un paesaggio calmo e sereno. La figlia del Faraone, nel suo mantello giallo dorato domina la scena. Essa si appoggia sulla sua compagna, curiosamente piccola. Il modello è ripreso dalle sculture romane. L’altra compagna ci indica il bambino salvato dalle acque. Tutte e tre sono come delle sculture disposte in una semplice e dignitosa nobiltà. La figlia del faraone abbozza un sorriso, ma è consapevole dell’importanza del ritrovamento e della sua decisione di tenere il bambino. Ai loro piedi un uomo e una donna si danno da fare intorno al bambino. Alle loro spalle un uomo denudato porta un cestino colmo di frutti, e rappresenta la fecondità del dio Nilo.
Il paesaggio è trattato con dei colori dove domina il grigio, che dà una impressione di serenità ma anche di freddezza. Un bel tocco di pittura è dato dai riflessi nell’acqua del fiume; le costruzioni del paesaggio, i promontori della piramide, le barche e i loro occupanti, evocano l’Egitto.