Dentro il Carisma...


 
LE PAROLE CHE SI DICONO
 
 
 
 
 
“Parlate sempre bene degli altri” (massima 12)
 
Noi non siamo solo responsabili delle nostre azioni, ma anche delle parole che diciamo, o scriviamo, e allora come conoscere e come scegliere le parole che fanno del bene e quelle che fanno del male, quelle che sono donatrici di speranza e sono di aiuto agli altri e quelle che non lo sono? Al di là di ogni nostra intenzione, siamo sempre responsabili delle parole che diciamo, delle parole che scriviamo, delle parole che non diciamo e che dovremmo invece dire. Si, le parole nascono e muoiono senza fine, ed è così facile e così frequente che sulla scia di leggerezze e di dimenticanze, di disattenzioni anche involontarie, si parli senza valutare le conseguenze delle nostre parole. Le nostre parole possono essere volubili, inconsistenti, come farfalle che sfrecciano nell’azzurro del cielo, affascinandoci con i loro colori, la loro ebbrezza, la loro futilità; ma le parole dette lasciano talora tracce che la memoria trattiene, rielabora e modifica, senza che si possa ricordarne l’origine e la verità, le intenzioni con cui sono state pronunciate. Delle parole che diciamo, grande e bruciante è la nostra responsabilità e dovremmo ogni volta tenerne presenti le conseguenze sugli stati d’animo e sulla sensibilità, sulle fragilità e sulle debolezze di chiunque le ascolti. Una parola, una sola parola, quanta fatica a volte cercarla, e  trovarla, ma quanta fatica a volte a dimenticarla: quando ferisce non si cancella dalla memoria, e continua a richiamare intorno a sé come una medusa altri pensieri e altre immagini.
Le angosce che si sprigionano da una parola infelice o sbagliata, possono talora estendersi nel tempo, e non oscurarsi più. Le risonanze emozionali alle parole che diciamo si rispecchiano nei volti e negli occhi, negli sguardi e nelle lacrime di chi le ascolti; e questo aiuta le parole a essere più umane e più luminose. Essere responsabili in questo, in famiglia, nella scuola, nella quotidiane relazioni, alla radio, alla televisione, nei social net-work, è dovere e nondimeno quante volte ci si dimentica di pensare alle parole che si dicono, al peso umano e psicologico che anche una sola parola può avere.  La massima di Padre Médaille non è un invito a selezionare le parole, a scegliere parola per parola nell’articolazione di un discorso, perché ovviamente verrebbero meno spontaneità e naturalezza, chiarezza e comunicatività. Ma se il nostro cuore è limpido e aperto all’ascolto, non correremo questi pericoli e saremo testimoni di accoglienza e di comprensione del dolore dell’anima e della gioia che viviamo nelle relazioni che dovremmo costruire ogni giorno.
Non illudiamoci sulla possibilità che questa esigenza di parole aperte all’accoglienza e alla speranza possa di solito ritrovare una qualche risonanza nelle parole dei mass media. Ma proviamoci almeno noi, a mettere in circolo parole dal “suono” diverso, amichevole, pacato, mai offensive. Parlando “bene”. Parole che sanno di bene, che fanno stare bene.