Arte & Liturgia


 
LA NATIVITÀ
 
M. I. Rupnik
 

Dio non si rivela a noi sulla cima della nostra bravura, ma nell’abisso della nostra miseria, perciò Gesù nasce nel buio i una grotta, simbolo del peccato e della morte. Dal lato della grotta si affacciano l’asino e il bue, animali “profetici” menzionati da Isaia e Abacuc (Is 1,3; Ab 3,2)

                                                                 
 
 
 
La mangiatoia-calice
Dio, volendo ritrovare l’uomo, si spoglia della propria gloria divina e si abbassa fino alla morte, perciò la mangiatoia nella quale viene adagiato Gesù è rappresentato come un calice del sacrificio, ripreso anche nel fonte battesimale davanti al mosaico. Da questa fonte dell’Incarnazione del Figlio che è essenzialmente orientata alla sua Pasqua, noi attingiamo la vita eterna.
 
La Vergine Madre e Giuseppe
L’umanità divinizzata di Maria si esprime nel suo abito blu e rosso. La madre n on stringe a sé il Figlio ma lo offre a noi. Il suo sguardo è sobrio perché contempla già la sua Pasqua. Cristo insieme a Maria assume il nostro destino, ma mentre tutte le madri partoriscono figli per la morte, Gesù ci salva non dalla morte ma nella sua morte. Giuseppe volge lo sguardo verso il cielo, verso il vero Padre del Bambino. Dal bastone che tiene in mano escono foglie verdi che ricordano la profezia della discendenza di Davide: “Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici”. La fedeltà di Dio non viene mai meno e riesce, anche da una genealogia umana ormai “arida” a far germogliare il Figlio di Dio.